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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Firenze: le omissioni dell´allievo Maniago e quella notte a luci rosse in sagrestia
Firenze: le omissioni dell´allievo Maniago e quella notte a luci rosse in sagrestia
L´inchiesta penale sugli abusi nella parrocchia della Regina della Pace deve fermarsi. Ma la questione morale resta dolorosamente aperta e investe anche il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago
Martedì 03 Maggio 2011
di la Repubblica - Firenze
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Firenze - L´inchiesta penale sugli abusi nella parrocchia della Regina della Pace deve fermarsi. Ma la questione morale resta dolorosamente aperta e investe anche il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, che di don Lelio Cantini è stato l´allievo più amato e più brillante. Scrive il gip Paola Belsito: «Restano cristallizzate nel fascicolo processuale le tante testimonianze di sopraffazione, di violenze fisiche e morali, di umiliazioni... Testimonianze che raccontano di un clima terribile, pesante, tetro, autoritario, blasfemo... perdurato per tantissimi anni». Un clima nel quale don Cantini, «approfittando evidentemente del suo carisma, della sua notevole capacità di imbonire,... riuscì a far credere a molti di essere il "Signore"». Mentre Rosanna Saveri, la perpetua, «otteneva potere ed obbedienza dichiarandosi la "Madonna", colei che aveva le visioni».

A questa realtà di abusi fisici e morali, il vescovo Claudio Maniago avrebbe potuto porre fine, sostengono i magistrati. A lui si erano rivolti i suoi ex compagni di parrocchia, a lui avevano chiesto di intervenire. «I fatti che riguardano don Cantini sono stati per me fonte di sconvolgimento, anzi di interiore sbigottimento», dichiarò il vescovo ausiliare il 13 ottobre 2008. Ma tre anni prima, secondo le accuse, aveva invitato un ex parrocchiano a «lasciar perdere» con le sue denunce contro il sacerdote, «aggiungendo che il tutto si poteva ritorcere contro le vittime con conseguenze negative per loro, in quanto svolgevano attività professionali legate alla diocesi». «Velate minacce», le definisce il gip. Non punibili, tuttavia, perché non è stata presentata denuncia.

Stessa sorte per il racconto di un testimone che nell´aprile 2007, dopo aver visto su Repubblica una foto di gioventù di Claudio Maniago, fu certo di riconoscerlo come il protagonista («il padrone») di una serata sado-maso organizzata nel 1996 da alcuni sacerdoti nella sagrestia di una chiesa non lontana da Cecina. Una serata così sconvolgente che l´uomo, che pure aveva messo un annuncio nella rubrica di incontri sado-maso di una rivista gay, a un certo punto disse basta e fuggì. Il sacerdote che aveva risposto al suo annuncio lo contattò dopo qualche giorno, offrendogli del denaro. Nell´ottobre 2007 i carabinieri del Ros hanno trovato la documentazione bancaria relativa al bonifico bancario di 4 milioni di lire, «proveniente proprio da un conto intestato "parrocchia per contributo" e ricevuto, sempre a dire del testimone, al fine di facilitare una sorta di "tacitazione" per gli abusi da lui subìti». I magistrati ritengono che il testimone sia credibile. Ma anche in questo caso la giustizia deve fermarsi perché l´uomo, pur sostenendo di aver subìto violenze, non ha mai presentato querela.

«Né d´altronde - scrive il pm Paolo Canessa - il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, chiamato esplicitamente in causa dal testimone, risulta aver presentato, a sua volta, alcuna denuncia per calunnia per i fatti addebitatigli». Obietta l´avvocato Valerio Valignani, che assiste monsignor Maniago: «E´ una storia falsa. Ma il testimone parlava di un rapporto fra adulti, non riferiva alcun reato. Come poteva il vescovo presentare una denuncia per calunnia?». Quanto alle «velate minacce» agli ex amici di parrocchia, l´avvocato sostiene che più probabilmente si trattava di inviti alla prudenza: «Tanto erano minacce che i parrocchiani non si sono fermati». Di fronte al silenzio della Curia si sono rivolti al Vaticano (senza esito) e infine alla stampa. E soltanto allora, finalmente, sono stati ascoltati.

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