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| «Sei gay, non puoi lavorare alla cassa», aperto sportello contro discriminazioni |
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| «Femminiello» non può stare alla cassa, troppo effeminato, lede l'immagine del supermercato. È quanto si sono sentiti dire tre giovani omosessuali, tutti impiegati nello stesso ipermercato |
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| Giovedì 14 Aprile 2011 |
| di Corriere della Sera - Milano |
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Bergamo - «Femminiello» non può stare alla cassa, troppo effeminato, lede l'immagine del supermercato. È quanto si sono sentiti dire tre giovani omosessuali, tutti impiegati nello stesso ipermercato lombardo, quando l'azienda li ha congedati. É seguita una causa, vinta, per ingiusto licenziamento ma senza l'aggravante discriminazione, perché «il nostro Paese ha sì recepito la normativa europea che vieta queste ingiustizie ma l'ha interpretata in modo tale che risulta impossibile dimostrare l'effettiva causa dell'interruzione del rapporto di lavoro, l'omosessualità» . L'Italia su questo fronte arranca, lo ha spiegato ieri a Bergamo Stefano Pieralli, dell'Arcigay nazionale all'inaugurazione del primo sportello italiano della Cgil, in collaborazione con l'associazione pro Lgbt, «Nuovi Diritti contro le discriminazioni di gay e trans nei luoghi di lavoro» . Un progetto pilota che coniuga l'esperienza del sindacato con l'associazionismo omosex, uno strumento di vertenzialità e di informazione. «Il cliché ci vede impiegati come parrucchieri, commessi, stewart ha osservato Luca Trentini, bresciano, segretario nazionale Arcigay nella realtà siamo anche in fabbrica, in ufficio, in tutti i settori e, come accade per le minoranze, subiamo vessazioni e umiliazioni. Mobbing, demansionamento, obbligo al test Hiv nonostante sia vietato per legge» . Sul sito web «iosonoiolavoro» è in corso un progetto parallelo: raccogliere più testimonianze possibili in modo da costruire una letteratura corposa utile a fini legali. Questo articolo ha ricevuto 965 visite.
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