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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
«Discriminati perche' siamo gay». La denuncia dei titolari del bar Columna
«Discriminati perche' siamo gay». La denuncia dei titolari del bar Columna
«Non voglio parlare male di nessuno. Mi dà fastidio che si vada in giro a dire “non andate in quel bar perchè è gestito da due gay”». Domenico Votta, titolare con un socio del bar “Columna”
Sabato 09 Aprile 2011
di La Provincia Pavese
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Stradella (Pavia) - Il problema esiste, se anche il Governo vi ha dedicato uno spot. Con lo slogan «Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso», si vede un paziente portato in ospedale, mentre una voce fuori campo fa notare che a nessuno, in una situazione del genere, importerebbe sapere se il portantino, l’anestesista o il chirurgo siano omosessuali. Nella vita reale, però, le cose vanno diversamente. Domenico Votta è originario della Basilicata. «Vengo dal Sud - spiega - dove essere accettati come gay può essere un problema. Eppure nè con i miei genitori, nè con i miei amici vi sono stati fraintendimenti.

Mi sembra un po’ paradossale che, proprio qui al Nord, debba rendere conto a qualcuno di come sono». Votta gestisce il bar Columna da circa un anno e mezzo insieme al socio, Marco Diospiro. Quello che infastidisce i due, è il passaparola che inevitabilmente, in un centro come Stradella, arriva all’orecchio di tutti. «Ci sono persone - prosegue Votta - che, magari la sera prima sono qui a bere un cocktail e il giorno dopo vanno in giro a dire: “non andate in quel bar perchè è il bar dei froci”. A me dà fastidio. Noi, con questo locale, abbiamo realizzato una specie di sogno.

Ci comportiamo in maniera professionale, facciamo il nostro lavoro, non vedo perchè si debbano spargere queste voci». Marco Diospiro è l’ex compagno di Domenico. Ora condivide con lui questa iniziativa imprenditoriale. Arriva da Milano e spiega che, in effetti, le prime volte ha un po’ faticato a capire alcuni atteggiamenti legati alla discriminazione sessuale. «Quello che ci fa più dispiacere - aggiunge Votta - è che a fare questi discorsi siano delle persone giovani. Posso capire che, magari, chi è nato in un altro periodo faccia più fatica ad accettare certe cose, ma quando a mettere in atto queste discriminazioni sono dei giovani, si resta ancora più male. Tantopiù che ormai, nel 2011, certe cose non dovrebbero neanche più destare “scandalo”.

Noi, lo ripeto, facciamo il nostro mestiere con passione e non abbiamo mai fatto del male a nessuno. Che differenza fa quello che facciamo, nella nostra vita privata, una volta che abbiamo tirato giù la serranda del bar? Se qualcuno si lamenta perchè, faccio un esempio, ritiene di avere pagato troppo un cocktail, ci sta. Ma sobillare gli altri perchè siamo gay mi sembra un atto veramente ingiustificato».

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