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| Milano, la Moratti: "Non voglio lasciare le cose a meta'" |
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| Il sindaco: Mantovani insiste invece sulla tutela delle famiglie, «ma non quelle colorate e variopinte della sinistra che ha già detto che torneranno le famiglie gay» |
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| Lunedì 04 Aprile 2011 |
| di Corriere della Sera - Milano |
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«Non mi piace lasciare le cose a metà. Vi chiedo di aiutarmi perché voglio iniziare un nuovo mandato ed evitare che venga distrutto tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme» . Letizia Moratti, di arancione vestita, apre la campagna elettorale davanti a giornalisti e fotografi su un palco di piazza San Babila, con tanto di calciobalilla griffato Votaletizia. Sfilano prima di lei i vertici locali della coalizione che la sostiene: il coordinatore del pdl Luigi Casero, i leghisti Giancarlo Giorgetti e Igor Iezzi, il presidente della Provincia Guido Podestà, il coordinatore regionale pdl Mario Mantovani e il ministro Ignazio la Russa.
Proprio La Russa porta il sindaco ad un passo dalla lacrima: «Basta con questa storia che Letizia è un po' fredda. È una donna schiva, ma è mossa da una grande umanità e passione» . Poi tocca a lei, che ribadisce i punti di forza di cinque anni di «buon governo» : «Avevamo promesso che non avremmo introdotto nuove tasse, siamo l'unica città senza addizionale Irpef, non abbiamo aumentato il biglietto del tram e la tariffa dell'acqua è da noi la più bassa d'Italia» . Il resto lo potranno leggere (o già lo stanno leggendo) i milanesi dal libro «I cento progetti realizzati» , sottotitolo: «Per una Milano sempre più bella da vivere» , che il sindaco sta facendo recapitare a casa a tutti i cittadini.
La Moratti precisa: «Questo è un libro che ho voluto perché, per dovere di trasparenza, dimostro di avere mantenuto gli impegni presi a inizio mandato» . Pausa: «E, a scanso di polemiche, il libro non è costato un euro ai milanesi, ma è stato fatto a mie spese» . Inutile però chiedere quanto sia costato e quanto stia costando la campagna elettorale del sindaco, perché «francamente, non lo so» . L'argomento su cui maggiormente il sindaco si scalda parlando al cuore dei pochi presenti («Ma questa era una conferenza stampa, l'apertura con il bagno di folla è previsto per il 17 aprile, alla presenza di Silvio Berlusconi» , precisano gli organizzatori) è quello della lotta alla mafia: «Perché Milano è contro la mafia e Milano non abbassa la guardia, mai, né di giorno né di notte.
La mafia non la vogliamo e combattiamo la criminalità» . Mantovani insiste invece sulla tutela delle famiglie, «ma non quelle colorate e variopinte della sinistra che ha già detto che torneranno le famiglie gay» . Soddisfatti i leghisti che puntualizzano di «appoggiare convintamente Letizia Moratti perché ha capito che da Milano comincia la rivoluzione federalista» . Quanto al vicesindaco, «ci penseremo dopo aver vinto» , taglia corto Giorgetti. E il capogruppo Matteo Salvini fa i soliti distinguo: «La città è ben amministrata, ma serve una svolta. Più presenza nei quartieri, più attenzione ai problemi quotidiani, più controlli in periferia, facce ed energie nuove in Comune» . Quest'ultimo è un tema caro anche ai vertici del Pdl che hanno deciso di chiedere agli assessori di candidarsi e che proibiscono a chi viene eletto di mantenere gli incarichi negli enti pubblici, «perché non possiamo essere controllori e controllati» , tuona Mantovani. Contento l'assessore Andrea Mascaretti, che si ricandida perché, contrariamente a quanto fatto circolare, «io ho solo un incarico che però dipende dalla Provincia e non dal Comune, quindi non sono incompatibile. A meno che si stiano usando due pesi e due misure» . Saranno polemiche. Questo articolo ha ricevuto 566 visite.
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