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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Arrestato per stupro gay: la sentenza e' passata in giudicato
Arrestato per stupro gay: la sentenza e' passata in giudicato
Deve scontare tre anni e tre mesi di reclusione per avere abusato di un uomo. E intanto l’artigiano in cella per violenza sulla figliastra si dice innocente
Venerdì 01 Aprile 2011
di Corriere di Viterbo
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Montaldo di Castro - L’hanno avvicinato, gli hanno notificato il provvedimento di carcerazione emesso dalla corte d’appello, e l’hanno portato in cella. E’ stato così arrestato, perchè sconti la reclusione - tre anni e tre mesi - cui è stato condannato per violenza sessuale, un uomo di 65 anni, che abita a Montalto e che, secondo i pochi particolari finora emersi, lavora nel campo della sicurezza. Contro l’uomo, l’accusa (ora passata in giudicato) parla di una violenza sessuale consumata, ai danni di un uomo.

Una violenza, dunque, a sfondo omosessuale. L’uomo, a suo tempo, avrebbe fatto salire sulla propria auto un maschio, quindi, gli avrebbe usato violenza. Un fatto per cui, dopo essere stato indagato dagli uomini del Commissariato di Tarquinia, è stato sottoposto a un procedimento che, adesso, si è concluso con la condanna definitiva. Gli uomini del vicequestore Bartoli, ieri mattina, hanno suggellato la vicenda portandolo in carcere. Sempre ieri mattina, è stato interrogato, nel carcere di Mammagialla, l’artigiano di Orte che, secondo l’accusa, avrebbe abusato della figliastra minorenne.

L’uomo, assistito dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, ha risposto al giudice. E’ apparso un uomo distrutto, ma ha negato con fermezza le accuse. Poi, ha chiesto al difensore le foto delle sue figlie, quella che avrebbe subito i presunti abusi e l’altra, più piccola, avuta dall’unione con una rumena. Si sono appresi nuovi particolari. La rumena, a suo tempo, avrebbe tentato il suicidio, ben prima che la storia dei presunti abusi emergesse, e, lo scorso gennaio, si sarebbe trovata di fronte alla vendita dell’immobile in cui viveva.

La figliastra, che sarebbe stata coinvolta in una decina di episodi non cruenti, avrebbe ”confessato” i presunti abusi il 9 marzo, in quello che, a quanto pare, le sarebbe stato presentato come il “giorno delle confessioni”. Nel corso di cinque audizioni, tutte protette, avrebbe ripetuto come un leit motiv la stessa frase. Una frase che sapeva di gioco e di consumazione di un dolce. Dieci giorni dopo la confessione, in occasione della festa del papà, avrebbe inviato all’artigiano una lettera tenerissima, in cui lo definiva come il migliore dei padri.

Tutto, adesso, sembra ruotare sull’attendibilità del racconto della bambina; e, qui, l’avvocato Picchiarelli starebbe pensando di richiedere una perizia, come, in passato, è stato fatto per casi analoghi (e anche con risultati sorprendenti e con esiti processuali che, per gli imputati, sono stati di assoluzione). Di fatto, emerge una storia di grande drammaticità e il caso di un uomo che, per il peso di accuse infamanti su di sè, rischia di crollare sul piano fisico e psicologico. Per il momento, nessuna istanza di revoca della misura è stata presentata al giudice, Salvatore Fanti. A coordinare le indagini, è il pubblico ministero Renzo Petroselli.

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