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| Outing dei giovani: «Noi siamo gay, accettateci così e non discriminateci» |
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| Testimonianze al convegno di palazzo Toaldi Capra. La deputata Paola Concia stimola i ragazzi presenti a dichiarare la loro omosessualità e a volere rispetto per la propria identità |
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| Mercoledì 30 Marzo 2011 |
| di Il Giornale di Vicenza |
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Schio - Un pomeriggio di temi scottanti, di sentimenti, di lacrime e di verità, che fanno bene quando ti liberi l'anima e finalmente, cuore e ragione vanno d' accordo. Storie di emarginazione, di discriminazione, ma anche di solidarietà umana e sociale, quelle che Paola Concia è riuscita a tirare fuori dall'incontro che sabato, ha avuto con l'associazione Aletheia, che raccoglie decine e decine di gay e lesbiche dell'Altovicentino. Un'occasione per gli omosessuali dell'Altovicentino, che sono arrivati a palazzo Toaldi Capra per raccontare il loro disagio per una sessualità diversa che non si può reprimere solo perchè hai tutto il mondo contro.
«Persino i genitori che, al momento della confessione, ti dicono guardandoti negli occhi, che sarebbe stato meglio avere un figlio disabile o tossicodipendente - ha detto Clelia. - Ancora in molti sono costretti a nascondersi. Molti ragazzi di Schio preferiscono non tesserarsi e sono felice di vederli presenti ad un evento pubblico come questo, senza la paura di uscire allo scoperto» .
«Sono iscritto all'associazione da un anno e per me è fondamentale il confronto con chi giornalmente,ha gli stessi problemi di emarginazione - ha detto Andrea, omosessuale scledense - abbiamo bisogno di confrontarci tra noi, ma anche di unirci al mondo cosiddetto "normale" che deve imparare ad accettarci.
Mattia Stella, presidente di Aletheia, ha voluto raccontare della coraggiosa scelta di creare un'associazione che accoglie gay,lesbiche,bisessuali e transessuali.
«Molti tesserati - ha spiegato Stella,originario di Dueville, - frequentano la nostra associazione 'clandestinamente'. Iscriversi ad un'associazione gay ,spesso, significa avere il coraggio di ammettere ufficialmente una sessualità diversa, che non tutti sono pronti a dichiarare. E non perchè la rinneghino, ma perchè sono condizionati da famiglie non sempre all'altezza di situazioni delicate, come la scoperta di un figlio omosessuale. A me è andata bene - ha continuato Stella - mia madre è del '33. Nonostante questo, ha dimostrato grande apertura mentale».
Federica, 19 anni, di Schio, non ha voluto lasciare Paola Concia per un attimo. Si è seduta accanto a lei, l'ha osservata attentamente: «Spero un giorno di trovare la stessa tua energia per far valere la mia sessualità. Io ne vado fiera e lotterò perchè i miei diritti di cittadina italiana possano prevalere rispetto alla mia identità sessuale». Questo articolo ha ricevuto 487 visite.
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