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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Roma: feri' gay, per Corte Appello 'Svastichella' voleva uccidere
Roma: feri' gay, per Corte Appello 'Svastichella' voleva uccidere
Quando il 22 agosto del 2009 aggredì una coppia di gay che si baciavano 'Svastichella' mise in atto una azione che comportava "senza ombra di dubbio un esito letale per dissanguamento"
Martedì 22 Marzo 2011
di Il Messaggero
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Roma - Morti o feriti non avrebbe fatto differenza per Alessandro Sardelli, detto anche “Svastichella”. L’importante era che i due fidanzati gay aggrediti la notte del 21 agosto del 2009 la finissero di baciarsi davanti ai suoi occhi. Con queste motivazioni i giudici della terza corte d’appello di Roma hanno condannato Sardelli a 4 anni di reclusione con l’accusa di tentato omicidio. Una decisione presa nonostante una perizia disposta dai giudici di secondo grado avesse dichiarato che la vittima dell’aggressione di “Svastichella” non avesse mai corso alcun pericolo di vita.

La sentenza ha riformato la condanna a 7 anni di reclusione pronunciata in primo grado dal giudice dell’udienza preliminare Rosalba Liso nel corso del giudizio abbreviato. Il cuore della motivazioni della corte si concentra sui presunti ragionamenti che si formarono nella testa di “Svastichella” al momento dell’aggressione. Secondo i giudici Sardelli «volle indifferentemente le lesioni e la morte della vittima quale conseguenza della sua condotta». Sempre secondo le motivazioni della corte d’appello, la vittima non morì solo perché ci furono una serie di concomitanze favorevoli.

Era la notte del 22 agosto del 2009 quando Sardelli incrociò una coppia di gay che si stava baciando. “Svastichella” prese di mira i due ragazzi, intimando di interrompere le effusioni se non volevano fare una brutta fine. Come era ovvio, i due ragazzi ignorarono le minacce di Sardelli. «Quando ho chiesto ad entrambi di smetterla di baciarsi - disse Sardelli nel corso di un interrogatorio, difeso dall’avvocato Riccardo Radi - mi hanno risposto insultandomi. Allora ho reagito». Ed infatti sferrò un coltellata all’addome di uno dei due fidanzati. Soddisfatto è il difensore della vittima, l’avvocato Daniele Stoppello. «Dopo oltre due anni la Corte riconosce che l’aggressione è stata compiuta con un coltello. Il mio assistito è vivo per miracolo».

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