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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Mario Adinolfi, la genitorialita' gay e la “macchina nuova”
Mario Adinolfi, la genitorialita' gay e la “macchina nuova”
L'esponente Pd critica di nuovo gli omosessuali che desiderano avere un figlio. Verso l'espulsione dal partito?
Domenica 06 Marzo 2011
di Diritto di critica
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Mario Adinolfi torna a far discutere con le sue posizioni sull’omosessualità. Dopo la battuta omofobica su Alfonso Signorini del 25 gennaio scorso, si scaglia senza mezzi termini contro la genitorialità delle persone omosessuali, genitorialità che definisce «“inventate” contro ogni legge di natura». Diventa ancora più critica, nel partito, la posizione dell’esponente del Pd: la Commissione di garanzia del Partito democratico romano ha già ricevuto un dossier su di lui subito dopo la battuta sul direttore di "Chi" e "TV Sorrisi e Canzoni", alla quale aggiunse un’altra sui commessi di un negozio definendoli «servetti gay»; ora la dirigente regionale Cristiana Alicata, che già in quell’occasione ha chiesto l’espulsione dal partito, ha annunciato che invierà un addendum su queste ultime affermazioni.

Sulla sua pagina Facebook Mario Adinolfi ha scritto mercoledì mattina: «ragiono sulla questione dei figli, sul matrimonio omosessuale e le conseguenti genitorialità "inventate" contro ogni legge di natura, e mi continuo a chiedere perché venga considerata tanto "de sinistra" l'artificialità di rapporti generati solo per soddisfare un egoismo...è più di sinistra considerare il diritto di ogni bambino a avere una madre e un padre, non due che si possono stufare della "macchina nuova"». Tra i commenti poi scrive: «e poi, co' 'sta storia degli orfanotrofi...ma per fare del bene a un bambino orfano, sicuri che il modo migliore sia travestirsi da papà e mamma quando si è Gino e Gabriele? I bambini orfani si possono amare concretamente anche senza inventarsi una finta genitorialità contro natura». E ancora:«meglio avere persone che ti vogliono bene davvero, rispetto a quelle che si devono travestire da mamme per farlo». Abbandonando la “discussione”, senza rispondere a chi gli fa notare che un figlio come desiderio egoistico non è una prerogativa delle coppie omosessuali, ribadisce: «il problema è che il tema dei figli è il tema serio per eccellenza, ne va della cultura complessiva del contesto sociale in cui si agisce, non si può ragionare su schemi stereotipati, tipo: se sei di sinistra è figo dire che è normale per i gay avere figli, senza ragionare sul tipo di schema sociale che questa affermazione induce, dove persino l'ultimo baluardo di sacralità intoccabile (il neonato, il bambino) viene ridotto a puro oggetto che soddisfa un egoismo».

Lasciati a sé, i "fan" lo provocano e lui non risponde: «E in effetti, come è stato già detto qui - scrive Andrea A. - bisognerebbe vietare alle persone molto grasse di avere figli. Voi ultra-obesi siete molto più soggetti a malattie, costate tantissimo alla Sanità pubblica, siete meno efficienti, avete vita media più breve (rischiate di creare un orfano), rischiate di trasmettere la vostra infermità e la vostra condizione contronatura ai vostri figli». Cristiana Alicata, della direzione regionale del PD Lazio, ha prontamente inviato un addendum alla Commissione di garanzia del Partito democratico laziale, ribadendo la sua richiesta di espulsione in base all’articolo 13 comma 3 dello statuto del PD dove si legge: «Quanti, iscritti o elettori si rendano responsabili di grave danno all’immagine del partito sono cancellati dall’Albo degli elettori e dall’Anagrafe degli iscritti». Alicata denuncia come l’utilizzo di termini «che denigrano le persone omosessuali, contribuendo a diffondere un clima di odio»sia ancora più intollerabile da parte di un esponente di primo piano se si considera che il Partito è impegnato, a livello parlamentare, in una battaglia a favore di una legge che penalizzi l’omofobia. All’attacco all’omogenitorialità si aggiunge – secondo Alicata – un più diffuso e generalizzato attacco a tutte le coppie che ricorrono alla fecondazione assistita. La commissione, interpellata già dopo “il raspone a du’ mani” che il “frocetto” Signorini gli avrebbe fatto e le battute sui “servetti gay” con cui ha dialogato su «leopardati, maculati e affini», dovrà decidere quale sanzione applicare contro Adinolfi. Lo statuto prevede, in base al danno arrecato al partito: il richiamo scritto; la rimozione dalle responsabilità nelle organizzazioni di partito; la sospensione da un minimo di due mesi ad un massimo di due anni o l’espulsione dal partito. E quest’ultima è quella in cui sperano i militanti lgbt del Pd.

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