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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Omosessuali: diocesi Torino, non sono malati, hanno diritto esprimersi
Omosessuali: diocesi Torino, non sono malati, hanno diritto esprimersi
A dirlo e' don Ermis Segatti, referente per la cultura e l'universita' della Diocesi di Torino e docente di Storia del cristianesimo, in un'intervista al portale Gionata.org
Giovedì 24 Febbraio 2011
di Asca
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Gli omosessuali non sono persone ''malate, contro natura'' ma ''hanno una loro specifica sessualita' che ha diritto di essere espressa, sempre che non si tratti di una sovrastruttura psicologica transitoria o ostentata devianza''. A dirlo e' don Ermis Segatti, referente per la cultura e l'universita' della Diocesi di Torino e docente di Storia del cristianesimo, in un'intervista al portale Gionata.org. La diocesi di Torino ha pubblicato nel 2009 un sussidio pastorale intitolato ''Fede e omosessualita''', curato da don Valter Danna, responsabile diocesano per la famiglia.

L'iniziativa di un dialogo con la comunita' omosessuale, spiega don Segatti, ''si deve fattivamente non tanto alla Curia di Torino, ma ad alcuni omosessuali credenti che, in occasione dell'ultimo Gay Pride (2006, ndr) chiesero di poter essere ascoltati dal cardinal Poletto. Ne e' nato un dialogo sfociato in un documento, curato dal responsabile della pastorale per la famiglia''.

Prima di dire se la Chiesa e 'pro' o 'contro' l'omosessualita', per il sacerdote, ''bisogna porsi un altro problema, quello dell'effettiva conoscenza della natura specifica della sessualita' delle persone di cui si parla.

Bisogna ascoltare gli interessati, le loro esperienze e il loro vissuto, per andare oltre i luoghi comuni che rendono impossibile una visione serena e priva di preconcetti. Questo e' il primo passo da fare. Dialogo si', ma prima di tutto conoscenza, e cultura''.

Quanto al giudizio sul servizio prestato dalle persone omosessuali nelle parrocchie, ''molto dipende dalle relazioni instaurate. Non dire giusto per fare coming out. Ma anche in questo caso bisogna valutare molto attentamente le variabili in gioco e tener previamente ben conto di quale e' il livello di ricezione seria di questa realta''', ovvero ''non sbandierando a destra e a manca la propria omosessualita', ma nello stesso tempo senza avere paura che essa possa emergere.

Dando testimonianza concreta della propria fede, facendosi conoscere e apprezzare per prima cosa come persone e poi entro questa dimensione aiutare la comunita' ad accogliere la propria identita' sessuale''.

Per don Segatti, il ''carisma specifico delle persone omosessuali'' consiste nell' ''esprimere nella loro sessualita' tutta la ricchezza delle relazioni e dell'amore'' e nell' ''essere, attraverso se stessi, realizzate pienamente come persone''.

All'interno della Chiesa, conclude il sacerdote, c'e' ''senza dubbio'' una ''carenza'' nella comprensione dell'omosessualita' che ''rispecchia, purtroppo, modi di pensare diffusi, anzi largamente maggioritari nel vivere sociale corrente''.

L'antidoto consiste nella ''conoscenza'' e nella ''capacita' di incontrare le persone per cio' che sono. Bisogna, criticando gli eccessi plateali della omosessualita' ostentata, nefasti innanzitutto per la dignita' degli omosessuali, far capire la normale serieta' della cosa, al di la' delle frasi fatte''.

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