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| Bullismo: disse gay a compagno, condannata prof che lo puni' |
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| La vicenda, accaduta alla scuola media statale di Palermo "Silvio Boccone", risale al 2006 |
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| Venerdì 18 Febbraio 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
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Palermo - Condannata in secondo grado dal tribunale di Palermo ad un anno di prigione, con pena sospesa, per aver punito nel 2006 uno studente-bullo, costringendolo a scrivere cento volte la frase "sono un deficiente", l'insegnante di scuola media G. V., 59 anni, pur non commentando la sentenza, si dichiara "ferita e addolorata" da questa decisione. "Se è accaduto questo è anche colpa dei genitori - ha detto la donna, oggi in pensione - Prima erano alleati dei professori, ora posteggiano i figli a scuola semplicemente per non averli tra i piedi".
La vicenda, accaduta alla scuola media statale di Palermo "Silvio Boccone", risale al 2006; quando l'insegnante, oggi in pensione, decise di punire il gesto di bullismo di uno studente di 11 anni. L'alunno, insieme ad altri due coetanei, impedì al compagno di entrare nel bagno dei ragazzi dopo averlo apostrofato come "femminuccia" e "gay". Un atto meritevole, secondo la professoressa, di quel particolare richiamo. Il bullo, dal canto suo, rimasto traumatizzato dal modus operandi della professoressa, fu accompagnato dal padre all'azienda sanitaria per una seduta con degli psicologi, che dopo aver avvisato la direzione della scuola, si rivolsero alla Procura.
Assolta in primo grado, l'insegnante è stata condannata in appello con una pena ben più 'salata' di quella richiesta dall'accusa, che aveva avanzato la pretesa di 14 giorni di prigione. I legali della donna hanno già annunciato il ricorso in Cassazione. Al di là del metodo scelto per punire il giovane, la vicenda suscita un vespaio di polemiche: condannare l'insegnante non equivale a legittimare gli insulti omofobi? La pensano così le associazioni omosessuali cittadine palermitane e nazionali, che non celano il loro disappunto.
Claudio Lo Bosco, presidente dell'associazione omosessuale Articolo Tre, esprimendo solidarietà all'insegnante, commenta: "E' davvero triste apprendere che in Italia si possano subire insulti di stampo omofobo senza che chi li ha perpetrati possa essere punito, mentre chi ha cercato di fare capire al bambino che ha sbagliato che determinate cose non vanno fatte debba essere condannato con il carcere". Per Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, la punizione ad un anno di carcere è "paradossale perché riconosce dignità all'omofobia". "Per evitare che le vittime continuino ad essere vittime - conclude Patanè - e i carnefici carnefici, chiediamo ai giudici una riflessione più attenta e approfondita sull'omofobia e esprimiamo la nostra solidarietà all'insegnante, insieme all'auspicio che le istituzioni siciliane, e il Ministero dell'istruzione, esprimano il loro sostegno ad una persona ingiustamente condannata". (TMNews) Questo articolo ha ricevuto 499 visite.
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