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| Ispezioni corporali su leader gay, condannati due poliziotti |
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| Massimo Mele del Movimento omosessuale sardo, all'epoca candidato sindaco a Sassari, e due della sua lista furono fermati per strada di notte, portati in questura subirono un'ispezione arbitraria |
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| Mercoledì 16 Febbraio 2011 |
| di la Repubblica |
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Due poliziotti di Lecce sono stati condannati a quattro mesi di reclusione - pena sospesa - dal giudice monocratico del tribunale di Sassari, Giuseppe Grotteria, per avere perquisito arbitrariamente il leader del Movimento omosessuale sardo, Massimo Mele, e due candidati della sua lista "Liberiamo Sassari", in corsa per le amministrative dell'aprile 2005. Mele, all'epoca aspirante sindaco, e i due candidati - assistiti dall'avvocato Pina Zappetto - furono controllati per strada e poi portati in questura, dove furono costretti a denudarsi e a subire ispezioni corporali.
Gli agenti di polizia Antonello Casto e Guglielmo Cirino, all’epoca agenti della Mobile di Lecce in distacco nella città sarda, sono stati condannati anche a risarcire le vittime con 2.500 euro a testa, oltre al pagamento delle spese processuali. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Oggi il pubblico ministero ha chiesto la condanna dei due imputati, ma durante le fasi preliminari del procedimento la Procura aveva sollecitato per due volte l'archiviazione. "Siamo contenti che sia stata fatta giustizia - commenta Massimo Mele - Dopo quello che c'è accaduto speravamo che venisse dimostrata la verità. Questa sentenza - conclude il leader del Mos - ridà fiducia ai cittadini e dimostra che chi commette un abuso, anche se indossa una divisa, deve essere punito".
L’imputazione per i due fu di «perquisizione e ispezione personale arbitraria». L’episodio risale alla campagna elettorale del 2005 che precedette le amministrative. Massimo Mele venne fermato dalla polizia in corso Vico mentre, di notte, mentre rientrava da un giro elettorale in compagnia di due candidati e di un simpatizzante. Gli agenti, dopo avere chiesto loro i documenti perquisirono gli occupanti dell’auto. Quindi li invitarono a seguirli in questura dove, dopo averli fatti denudare, procedettero a ispezioni corporali.
Durante il processo Mele e i testimoni dell’accusa raccontarono del fermo in strada degno di una “grossa operazione antidroga” e anche “dell’umiliazione” subita. I militanti gay hanno delle “accurate ispezioni personali”, che furono costretti a fare flessioni e a piegarsi per permettere ai due poliziotti “di infilare le mani alla ricerca di armi”. Furono trattenuti fino alle 6 del mattino e rilasciati anche su pressione delle decine di persone che accorsero, tra amici e candidati di altre liste.
La spiegazione ufficiale, fornita dopo l’esposto di Mele, fu che sussistevano i presupposti per l’applicazione della legge 152 in materia di sicurezza. La norma consente alle forze dell’ordine atti ispettivi in casi eccezionali di necessità e di urgenza che non consentono il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria. Il pm aveva accolto la tesi e chiesto l’archiviazione, contro cui si è battuta fino alla fine l’avvocato Zappetto.
Il Mos in una nota "auspica che la condanna possa servire da monito, in futuro, per "quei pochi esponenti delle forze dell'ordine che ancora credono che una divisa sia un lasciapassare per comportamenti in netto contrasto con la legislazione vigente. Crediamo fermamente che le le forze di polizia debbano dare l'esempio nell'applicazione della legge e che la condanna di eventuali comportamenti illegali non può che rafforzarne la credibilità". (La Reppublica - edizione di Bari) (Nella foto: "Fuga di mezzanotte" di Alan Parker) Questo articolo ha ricevuto 698 visite.
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