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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Nuovi 'mercati': in Cina il gay compra moglie
Nuovi 'mercati': in Cina il gay compra moglie
Ossessione cinese tra le più diffuse nell’uomo comune è l’omosessualità, o meglio, la perseveranza con cui è ancora considerata un male da nascondere (nella foto: il 'mercato' di Shangai)
Domenica 13 Febbraio 2011
di La redazione di Gaynews
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Ogni giorno l’establishment cinese combatte una battaglia durissima: arginare le ambizioni di una crescente classe media affamata di benessere. Aspirazioni che nella grande nazione entro i confini della Muraglia difficilmente si traducono in quelle aperture e estensioni della mentalità che in Occidente sono conquiste assodate da decenni.

Clicca per ingrandire... GAY IN SEGRETO. Ossessione cinese tra le più diffuse nell’uomo comune è l’omosessualità, o meglio, la perseveranza con cui è ancora considerata un male da nascondere e imbellettare dietro le apparenze.

Secondo l’Accademia cinese di scienze sociali, la pressione sociale nei confronti degli omosessuali è così forte che circa l’80% dei gay si sposa comunque, mentendo e formando una famiglia tradizionale. La stragrande maggioranza cioè di una popolazione che in Cina conta tra i 30 e i 40 milioni di persone, sufficiente per popolare uno Stato europeo.

Matrimoni di facciata per essere accettati

Milioni di persone scelgono così di celebrare matrimoni di facciata, fasulli, che però permettono loro di rispondere alle aspettative della società. Il ritornello che emerge dai gay cinesi interpellati dai media (spesso stranieri) è sempre lo stesso: è un sacrificio, un tradimento alla propria natura e personalità, certo. Ma utile per fare figli, generare un erede e far felici i genitori/nonni, liberarli dalle preoccupazioni che il proprio figlio o figlia sia un diverso. La pressione sociale è quasi insostenibile: in Cina le donne che raggiungono i 27-28 anni senza essere sposate vengono chiamate in gergo sheng nu, letteralmente “avanzi”.

DON’T ASK, DON’T TELL. L’asprezza sociale verso gli omosessuali è un marchio distintivo dell’intera società cinese. Secondo un sondaggio del 2007, tre quarti della popolazione pensa che ci sia «almeno qualcosa di sbagliato nell’omosessualità» e meno dell’8% dichiara apertamente di conoscere un gay o una lesbica.

Una forma mentis che si rispecchia in una precisa politica governativa, imperniata sulla famigerata formula del don’t ask, don’t tell, non chiedo perché non voglio sapere, la stessa utilizzata per decenni nell’esercito statunitense prima che il presidente Obama la archiviasse alla fine del 2010, dopo anni di ipocrisia perbenista.

La soluzione: i gay sposano le lesbiche

Proprio l’ipocrisia obbligata ha generato in Cina un fenomeno impensabile altrove: il mercato dei matrimoni finti. A partire da un dato: il numero delle cosiddette homowives, o tongqi, commistione delle parole “moglie” e “gay”, ossia le donne eterosessuali sposate con uomini gay, raggiungerebbe secondo stime non ufficiali la incredibile cifra di 25 milioni di persone.

GLI INCONTRI SUL WEB. Circa sei mesi fa il website inlemon.cn, il più popolare sito cinese di incontri per gay, ha lanciato l’iniziativa di organizzare a Shanghai e in altre città del Paese un mercato dei matrimoni, una volta al mese. Migliaia di gay e lesbiche hanno iniziato a incontrarsi in una palestra per lo yoga e in altri luoghi simili per cercare un nuovo approccio alla soluzione dei loro problemi personali.

Se un tempo i gay sposati di Shanghai andavano nel week end in locali storici come la sala da ballo Lai Lai, nel quartiere Hongku, vivendo sprazzi della loro vera natura lontano dal focolare domestico, oggi hanno invece deciso di tentare una nuova strada: gay che sposano lesbiche, cioè matrimoni in cui entrambi i coniugi sono consapevoli della vera natura della persona che hanno sposato.

CAMBIO DI STRATEGIA. L’idea è non fare soffrire il partner e soddisfare le attese della famiglia. In alcuni casi queste coppie fanno anche dei figli, talvolta attraverso l’inseminazione artificiale, e conducono una vita all’apparenza “rispettabile” senza dover rinunciare alle proprie relazioni omosessuali. In altri la commedia dura poco, un paio d’anni circa, per dimostrare ai propri parenti di averci comunque provato, ma di non essere tagliati per il matrimonio. Il riconoscimento sociale dell'omosessuale in Cina è insomma ancora un miraggio. Per il momento, è ancora l'epoca dei sotterfugi.

(di Giuliano Di Caro - Lettera43.it)

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