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| Arcigay a scuola contro il bullismo «Conoscersi abbatte i pregiudizi» |
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| Primo incontro all'istituto d'arte col comitato nato lo scorso anno |
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| Venerdì 04 Febbraio 2011 |
| di La Nazione |
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«Sei un finocchio». Tre parole, un insulto che però può far male più di un pugno nello stomaco. E che nella scuola di oggi è più frequente di quanto si possa pensare. Un'indagine commissionata da Arcigay spiega infatti che due studenti su tre hanno sentito offese omofobe e prese in giro nei confronti di maschi nell'ultimo mese in classe. Per uno studente su cinque queste espressioni fanno addirittura parte della vita scolastica quotidiana.
E un ragazzo su tredici ha assistito almeno una volta nell'ultimo mese ad aggressioni fisiche contro omosessuali o presunti tali. L'aula magna dell'istituto d'arte Piero della Francesca di via XXV Aprile ieri ha vissuto, nel suo piccolo, un momento storico. Per la prima volta l'Arcigay di Arezzo, che compie un anno, è entrata in una scuola per parlare di prevenzione del bullismo e delle discriminazioni tra i banchi. I ragazzi delle quinte classi si sono trovati davanti uomini e donne che, al di là dell'orientamento sessuale hanno raccontato le loro esperienze e spiegato cosa significa il coraggio di riconoscere la propria condizione. hanno ascoltato, hanno fatto domande anche scomode scrivendole su foglietti anonimi.
Un'idea, quella dell'incontro, nata tra i ragazzi durante l'autogestione di novembre, quella in cui il preside Luciano Tagliaferri dormì insieme agli studenti nelle tende fuori dall'istituto. Un'idea che si è concretizzata ieri con un incontro che, lasciate da parte frasi di circostanza e luoghi comuni, è servito soprattutto a informare, a far conoscere, a superare ataviche diffidenze. «Perché giudicare qualcosa che non si conosce è l'inizio di un pregiudizio» dice Maura Chiulli. Al centro della giornata c'è proprio la giovane scrittrice lesbica («che non è una brutta parola», come sottolinea lei) che è anche responsabile scuola e giovani di Arcigay nazionale.
La presenta Bruno Tommassini, presidente del comitato aretino dell'associazione che ha già 1200 soci ed è ai primissimi posti a livello nazionale. Tommassini non perde l'occasione per una simpatica provocazione («forse il preside Tagliaferri alla fine farà outing...») in mezzo a tanti spunti di riflessione su quello che significa essere gay in una realtà di provincia. E chi si aspetta un approccio rivoluzionario, provocatorio, «diverso» in tutti i sensi, da una scrittrice che per il suo ultimo libro ha scelto il titolo «Maledetti froci & maledette lesbiche» rimane, almeno all'inizio, spiazzato. L'emergenza bullismo viene affrontata con l'ausilio di un power point, come un ingegnere farebbe per illustrare un suo progetto. Ma le parole non sono così prevedibili e scontate: «Nella scuola di oggi si incontrano culture diverse, sguardi, colori e lingue: la scuola è diversità e questo facilita. Informare, parlare, raccontare, solo questo serve per fornire risposte ai ragazzi». E per cullare un sogno, vedere e vivere l'omosessualità con indifferenza che, come lesbica, non è necessariamente una brutta parola. Perché può significare rispetto e conoscenza: in fondo non è poi così difficile. Questo articolo ha ricevuto 288 visite.
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