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| Il Giornale: "Untori a Milano". Arcigay risponde |
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| Replica di Arcigay all'articolo a firma Maria Sorbi apparso ieri sulle colonne de Il Giornale su prostituzione e sieropositività |
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| Venerdì 04 Febbraio 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
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Il presidente dell’associazione Paolo Patanè, d’accordo con la responsabile salute Arcigay Rebecca Zini, dichiara: “E’ intollerabile che i giornalisti si facciano megafono dello stigma alle persone sieropositive, e non ha alcun senso cercare di addossare eventuali responsabilità nella diffusione del virus a prostitute e prostituti.
Spesso è il cliente a pretendere rapporti non protetti e lo stesso Ministero della Sanità ha candidamente ammesso all’OMS che non esiste alcuna strategia di prevenzione all’hiv-aids per i sex workers. La responsabilità delle istituzioni nell’eludere la prevenzione all’hiv-aids è evidente, ma Il giornale sembra più interessato a diffondere odio per i transessuali. Ai sieropositivi e alle sieropositive italiane, ai transessuali e alle transessuali, va tutta la nostra vicinanza e solidarietà per uno tra i peggiori esempi di disinformazione sul tema (e ne abbiamo letti davvero tanti) mai pubblicato”.
"Contrariamente a quanto pensano gli intellettuali illuminati de "il Giornale", il sesso si fa in due ed è responsabilità di ognuno assumere tutte le precauzioni e atteggiamenti utili per evitare il contagio. Con questo inqualificabile articolo, ancora una volta, si vuol far passare le vittime di un sistema crudele per carnefici. Il problema “sesso sicuro” riguarda tutti, anche i benpensanti borghesi, che magari leggono quel quotidiano" aggiunge Marco Mori, Presidente del CiG, Centro iniziativa gay Arcigay Milano.
“I clienti delle prostitute - continua Mori - sono spesso amorevoli padri di famiglia, dirigenti d'azienda, mariti impeccabili, che però adorano farsi sodomizzare dalle trans cui chiedono di farlo senza preservativo. Si tratta d’indomiti amanti del rischio di notte nel letto della trans a pagamento, cui negano però il lavoro di giorno perché ignoranti e razzisti. Chi è la vittima, chi il colpevole? Sarebbe il caso di smetterla di fare gli ipocriti, non giudicare, ammettere le proprie responsabilità e non dar più retta a papa, preti e laici devoti ed usare sempre il preservativo."
Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay. Marco Mori, Presidente Arcigay Milano
Qui sotto l'articolo apparso su Il Giornale
Milano - La storia ha dell’incredibile. A Milano ci sono più di settemila persone ad alto rischio Aids. Non è la statistica di qualche indagine medica. È semplicemente il numero annuale dei clienti di due trans brasiliani sieropositivi che ricevevano (e al momento continuano a ricevere) 300 persone al mese a testa in due locali vicino alla stazione Centrale. Con rapporti, spesso su richiesta, senza protezione. Ed ecco che l’allarme Aids si fa serio, soprattutto se si considera che i clienti nel frattempo hanno avuto altri rapporti sessuali non protetti: con altre partner, con le mogli. Una donna di 74 anni, pensionata e nonna già da un pezzo, si è trovata così malata di Hiv a causa di una scappatella del marito.
I due trans, clandestini, risultano indagati dopo essere stati sorpresi a prostituirsi in casa. Ma per loro non è scattato l’arresto, anche se rappresentano un autentico pericolo pubblico. Da qui la polemica sollevata dal vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, contro i magistrati: «Il pm ha negato l’arresto - si infuoca -. In questo modo il contrasto alla clandestinità, in particolare di chi è recidivo e non rispetta gli ordini di allontanamento disposti dalla questura, risulterà sempre più virtuale. Perché è presumibile che i soggetti ce li ritroveremo ancora in circolazione, creando problemi di sicurezza e un rischio per la salute pubblica vista la condizione di sieropositività della quale dubito informassero i clienti».
Il più giovane dei due trans ha 26 anni, era già stato espulso ed è rientrato prima dei dieci anni in Italia. L’altro, 38 anni, aveva un ordine di espulsione della questura di Rimini. Ma ha continuato a lavorare indisturbato. A denunciare il giro di clienti è stato l’amministratore del condominio, insospettito dal continuo via vai. Ora sono in corso gli accertamenti sul proprietario dei due locali, che si faceva pagare l’affitto in nero.
Per cercare di arginare il problema del sesso a pagamento, dei contagi e di quella che sta diventando una vera emergenza sanitaria, l’assessore milanese alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna propone di «legalizzare la prostituzione. Una lucciola su due tra prostitute e trans - considera - è positiva al virus Hiv e il problema non è solo quella su strada, ma anche quella degli apparenti centri estetici, dello scambio di coppie e più in generale della mancanza di educazione sulla buona salute anche nei rapporti sessuali».
Se non altro, con la legalizzazione, ci sarebbe l’obbligo dei controlli sanitari. C’è da dire, per la verità, che i due trans sono seguiti da due ospedali milanesi nelle terapie per i malati di Aids, ma con tutta probabilità i due brasiliani non si prendevano certo la briga di mettere in guardia dal virus i clienti. E, zitti zitti, si intascavano qualcosa come 250mila euro all’anno in due.
A Milano cresce la paura per il contagio. Su undici persone che contraggono il virus dell’Aids in Italia, due vivono in città. Inoltre risulta sieropositiva una prostituta su due. Idem per i transessuali. Questo articolo ha ricevuto 600 visite.
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