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| Sesso gay nei bagni della Statale: Libero scopre l'acqua calda |
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| "Un cronista del quotidiano Libero si apparta nei bagni al terzo piano dell'Università degli Studi di Milano, meglio nota come la Statale" |
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| Giovedì 03 Febbraio 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
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Un cronista del quotidiano Libero si apparta nei bagni al terzo piano dell'Università degli Studi di Milano, meglio nota come la Statale. E' in compagnia di Marco, 33enne studente fuori corso di giurisprudenza. Non sono lì per un convegno amoroso ma per uno scoop: questi bagni sono il regno del sesso gay. Peccato che il giornalista ha scoperto l'acqua calda.
Il suo informatore, che si mantiene agli studi facendo il commerciante in Biranza, da 10 anni frequenta i bagni del terzo piano, quelli delle donne, ci tiene a precisare, per il gusto della clandestinità. Lo diverte una vita sessuale parallela, dato che si definisce uno normale, perché ha la ragazza.
La domanda di rito è: ti va di filmarmi mentre mi masturbo? Qualcuno che partecipa al gioco lo trova sempre: studenti, professori, inservienti, personale dell'ateneo. Tutti in cerca di trasgressione, rigorosamente gay. Chi gratis, chi a pagamento, non necessariamente interessati alle riprese.
Lui non è interessato al contatto fisico, gli piace semplicemente toccarsi davanti a un uomo. Un modo come un altro per essere gay rimanendo normali. Certo perché secondo tanti essere gay, a quanto pare, è una devianza psicologica, quasi un reato. Inoltre, l'onanista più famoso della Statale, a detta sua però, rivela che, se il terzo piano è al completo, si sale al quarto. La fascia sociale e d'età è molto ampia. Lo studente lascia intendere da da quelle parti si fa anche qualcosa di più spinto e girano soldi.
Prostituzione? Chiede il giornalista. Marco rimane vago: i più giovani lo fanno per guadagnare qualcosa. Che fotografia impietosa di un ateneo tanto prestigioso. Un vero scoop. Non so da dove venga l'inviato di Libero ma è stato male informato dal suo interlocutore. Sono più di 20 anni che nei bagni del quarto piano esiste un giro di prostituzione vero e proprio.
Non entro nel merito di professori, inservienti o impiegati. Mi risulta, però, che gli studenti omosessuali non abbiano mai avuto problemi, in Statale, a vivere serenamente la propria identità. Ricordo, quando frequentavo l'università, che alcuni di loro eccedevano, magari, in atteggiamenti troppo eccessivi, da checca isterica, tanto per dirla in gergo, perché a casa i genitori non li accettavano così com'erano e quindi erano costretti a reprimersi. Così si sfogavano in università.
Allora esistevano le cosiddette aulette autogestite: un'ampio spazio nei sotterranei dell'ateneo dove si andava a studiare, a disegnare i muri con graffiti, a discutere di politica, a fare attività culturali (un anno, un gruppo organizzò uno splendido cineforum autogestito), a suonare, a giocare a carte (indimenticabili i tornei di cirulla). E si fumava anche qualche canna. Bastava vedersi tutti i giorni per una settimana e si diventava amici fraterni.
Molti contatti mi sono rimasti, altri li ho persi nel tempo. Tra questi c'erano alcuni ragazzi gay che non si facevano scrupolo a raccontarmi delle loro prodezze nei bagni del quarto piano. C'era un vero e proprio tariffario per tutti i gusti: fellatio e servizio completo erano gli articoli che andavano per la maggiore. Si trattava di veri e propri marchettari di professione.
Una volta, un paio d'anni fa, per sbaglio sono finita in quei bagni. A parte messaggi erotici spinti, numeri di telefono e tariffe sulle pareti e sulle porte, nella cabina accanto un paio di ragazzi si stavano divertendo sonoramente, incuranti di chi ci fosse dall'altra parte della parete. In effetti, ero io fuori luogo. Un giro di marchettari all'interno di un ateneo nel centro di Milano è qualcosa che fa sempre sclapore ma lo scoop è vecchio di 20 anni. Un po' come scoprire l'acqua calda. (Notitiacriminis.blogosfere.it) Questo articolo ha ricevuto 911 visite.
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