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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Giorno della Memoria: a Vittorio Veneto i ghetti di ieri e di oggi
Giorno della Memoria: a Vittorio Veneto i ghetti di ieri e di oggi
"Mamma sono gay e non è colpa tua", a Vittorio Veneto una prospettiva diversa per la Giornata della Memoria 2011
Lunedì 31 Gennaio 2011
di La redazione di Gaynews
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Vittorio Veneto - Molto interessante si è dimostrata la serata organizzata dall’ANPI di Vittorio Veneto presso la Biblioteca Civica in occasione di questa data, tradizionalmente dedicata alla Shoah e al genocidio degli Ebrei nei campi di concentramento. La vicepresidente, Chiara Marangon, dopo aver presentato gli esponenti delle associazioni Shake LGBTE, Arcilesbica Treviso, Agedo Treviso e lo psicologo Marco Inghilleri, ha iniziato, riassumendo davanti ad una sala strapiena la storia della persecuzione degli omosessuali nei lager nazisti. Una storia di cui si parla poco, a cominciare dal fatto che gli omosessuali sono usciti solo nel 1950 dalle carceri naziste, per colpa della legge 175 che condannava addirittura le fantasie omosessuali ed è stata cancellata dal codice tedesco solo nel 1994.

Eppure la Germania degli anni ’20 era uno degli stati europei dove gli omosessuali erano più liberi, si era creato addirittura un istituto di studi sull’omosessualità, bruciato però dopo l’ascesa al potere di Hitler, insieme ai 10.000 volumi della biblioteca, con un grande falò dimostrativo. Gli omosessuali deportati nei campi (le stime parlano di 45.000, alcune anche di 250.000 internati) erano tutti maschi ed erano identificabili da un triangolo rosa; il lesbismo, invece, era considerato condizione passeggera e curabile: quelle più evidenti venivano considerate perverse e comunque internate col triangolo nero.

E in Italia? Tra il 1936 e il 1939 vennero condannati al confino “solo” 90 omosessuali; questo perché non c’era una legge contro l’omosessualità, ma soprattutto perché il regime non voleva dare visibilità la fenomeno: “gli italiani sono troppo virili per essere omosessuali”.

Il discorso si è poi avvicinato al presente, con l’intervento della rappresentante dell’Arcilesbica di Treviso - i cui incontri avvengono ogni primo venerdì del mese nella sede di via Pisa 13/B -, la quale ha ipotizzato che il motivo per cui in Italia non si sono fatti molti progressi in difesa degli omosessuali è stato proprio la mancanza di una legge contro gli omosessuali, una legge contro cui combattere. In realtà, a ben guardare, siamo messi proprio male. L’ILGA, istituto a livello mondiale che valuta la legislazione anti-discriminatoria di un Paese riferita agli orientamenti sessuali, attribuisce un punteggio da – 4 a +10: l’Italia è uno degli ultimi Paesi d’Europa con un misero +1, contro il +10 della Svezia e il +9 del Belgio. “Colpa della presenza della Chiesa” ha gridato qualcuno, mentre qualcun altro ha replicato: “Non è vero, io sono credente e vado a messa ogni domenica col mio compagno senza aver mai avuto nessun problema. E’ il dilagare del razzismo degli ultimi anni che ci coinvolge”.

Comunque qualcosa si sta muovendo anche da noi, dice il rappresentante del gruppo Shake LGBTE (che sta per lesbiche, gay, bisex, transgender, etero, e quindi aperta a tutti), fino a poco tempo fa nella provincia di Treviso non c’era nessuna associazione, ora ne sono sorte diverse. A Conegliano, per esempio, l’associazione SHAKE si riunisce tutti i secondi mercoledì del mese presso gli spazi gentilmente offerti da Radio Golden Bar, nei giardini di piazzale S. Martino, con lo scopo di essere un punto di riferimento per tutte le persone che si sentono discriminate a causa del proprio orientamento sessuale, ma anche per far conoscere e divulgare la cultura omosessuale, spesso ignorata o peggio ancora stereotipata nei mass media.

Infine ha preso la parola la mamma rappresentante dell’AGEDO, l’associazione dei genitori di persone omosessuali, portando una testimonianza personale: ‘Un giorno mio figlio mi dice al bar: “Mamma sono gay e ne sono convinto, non è colpa tua!” All’inizio ho fatto molta fatica a capire, nessun genitore mette minimamente in prospettiva la possibilità di partorire un figlio o una figlia omosessuale: è sempre un problema degli altri. Poi ho conosciuto questa associazione che mi ha aiutato moltissimo, mi ha fatto capire che l’omosessualità non è una malattia, non è cosa sporca, non è perversione, peccato, criminalità o pedofilia.’ (OggiTreviso.it)

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