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| Sassari: il triangolo rosa, un'altra faccia delle persecuzioni naziste |
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| Il Movimento Omosessuale Sardo ha organizzato una serie di incontri per “ricordare” una delle persecuzioni naziste a lungo nascoste: i triangoli rosa |
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| Mercoledì 26 Gennaio 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
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Sassari - Ricordare il passato per combattere la violenza del presente. Con questo motto il Movimento Omosessuale Sardo ha organizzato una serie di incontri per “ricordare” una delle persecuzioni naziste a lungo nascoste: i triangoli rosa. Nei lager nazisti ogni prigioniero indossava un triangolo colorato che ne indicava “il crimine”: verde per i criminali comuni, rosso per i detenuti politici, marrone per gli zingari, nero per gli asociali, rosa per gli omosessuali.
E proprio gli omosessuali dovettero subire una doppia persecuzione: all'interno dei lager venivano discriminati anche dagli altri detenuti e, dopo la fine della guerra e la liberazione dal nazismo, i sopravvissuti dovettero tenere nascosta la tragedia appena vissuta per paura di essere nuovamente incarcerati dato che il paragrafo 175, la legge tedesca che vietava rapporti omosessuali, rimase in vigore nella formulazione nazista per altri 24 anni e, in forma più lieve, fino al 1979.
È anche per questo che il triangolo rosa divenne uno dei simboli del movimento di liberazione omosessuale che cominciò a riformarsi dopo i noti fatti di Stonewall nel 1969.
Dalla cancellazione del reato di omosessualità la Germania ha fatti molti passi avanti e si è dotata di leggi che condannano l'omofobia e riconoscono alcuni diritti civili a gay e lesbiche. In Italia, invece, la discriminazione e la violenza generate dall'odio per le persone omosessuali sono meno gravi di quelle che avvengono per caso, stante l'aggravante dei “futili motivi”. Gay e lesbiche non godono di alcun diritto e incitare alla violenza e all'omicidio dei “pervertiti” è perfettamente lecito (vedi Borghezio “rinchiudere gli omosessuali nei lager”, Prosperini “ammazzare i gay spaccandogli il cranio” ecc.).
Il calendario degli eventi. Martedì 25, alle 20:30 al CCS Borderline, il primo appuntamento con la proiezione di Bent, il film di Sean Mathias che narra dell'inizio delle persecuzione degli omosessuali nella Berlino nazista. Giovedì 27 un reading a cura di Maria Rosaria D'Andrea e Fabio Salis della compagnia teatrale del Disequilibrio e, a seguire, la proiezione del documentario Pargarph 175 con una ricostruzione della persecuzione dei triangoli rosa attraverso la testimonianza di alcuni sopravvissuti. Martedì primo febbraio il film Aimèe & Jaguar ci propone la tragedia nazista da una prospettiva lesbica attraverso la storia d'amore di una nazista con un'ebrea. Giovedì 3 la performance “Ricordando … che non ho niente da ricordare” della compagnia teatrale del Disequilibrio che affronta criticamente la tematica del ricordo e l'inutilità di giornate come il 27 Gennaio. Il 10 febbraio chiude la rassegna l'incontro “R/Esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista” a cui partecipa l'autrice del libro Paola Guazzo.
Cos'è la giornata della memoria. «Il 27 gennaio è la giornata della memoria, in ricordo di quel 27 gennaio 1945 in cui le truppe dell'armata sovietica entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz e svelarono al mondo l'orrore del genocidio nazista - spiegano in una nota stampa gli organizzatori -.
La giornata della memoria fu istituita per stimolare, attraverso il ricordo di una delle più orribili dittature della storia, per la ferocia e la freddezza nella pianificazione della morte, l'impegno a combattere tutte le forme di persecuzione ed oppressione. Nel tempo però, la giornata della memoria è diventata una sterile celebrazione della Shoà, la persecuzione degli ebrei, negandone il profondo significato educativo. Le persecuzioni, la violenza, i genocidi, sono stati una costante nella storia del genere umano e si possono comprendere appieno solo attraverso una contestualizzazione geografica e temporale. Dai cristiani dell'antica Roma alla lunga serie di orrori e violenze che hanno accompagnato la fine del secolo scorso come in Bosnia, in Palestina, dove paradossalmente gli ebrei vittime del nazismo diventano carnefici, in Ruanda, in Afganistan ecc. Senza voler fare alcun paragone di numeri, è la logica stessa della morte, della negazione dell'altro, della sopraffazione ad essere messa in discussione. I lager yugoslavi, tristemente famosi per il ricorso sistematico allo “stupro etnico”, le prigioni irachene, Guantanamo, o i CPT italiani, rispondono alla stessa logica di segregazione, di privazione della libertà, di negazione dei diritti umani fino alla negazione del più elementare diritto alla vita». (SassariNotizia.com) Questo articolo ha ricevuto 694 visite.
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