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| Francia, il Consiglio costituzionale alle prese con il matrimonio gay |
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| Il caso di due donne che vivono in coppia da 14 anni e sono madri di quattro bambini riapre in Francia il dibattito sul matrimonio omosessuale |
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| Mercoledì 19 Gennaio 2011 |
| di La Gazzetta del Sud |
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PARIGI - Il caso di due donne che vivono in coppia da 14 anni e sono madri di quattro bambini riapre in Francia il dibattito sul matrimonio omosessuale che, autorizzato dalle legislazioni di una decina di paesi europei, tra cui l'Olanda e la Spagna, resta ancora vietato Oltralpe.
Sulla questione è chiamato ad intervenire il Consiglio costituzionale che dovrà stabilire se gli articoli 75 e 144 del codice civile, che negano appunto il matrimonio a due persone dello stesso sesso, sono ancora da considerarsi conformi alla Costituzione oppure se sia tempo di voltare pagina. Se, come sperano le associazioni gay, i «saggi» dovessero stabilire che queste disposizioni sono obsolete, il governo sarà portato probabilmente a legiferare.
Le due donne, Corinne Cestino e Sophie Hasslauer, entrambe sui 40 anni, una pediatra, l'altra insegnante di inglese, si battono da una decina d'anni per la loro causa. Vivono in coppia da circa 14 anni e sono unite da un Pacs, il Patto civile di solidarietà che riconosce la loro unione di fatto (fu istituito in Francia nel 1999 per andare incontro alle esigenze dei gay, ma finì poi col conquistare anche molte coppie eterosessuali). Ma a Corinne e Sophie il Pacs, che non garantisce loro l'auspicata sicurezza giuridica, non basta più. «Il matrimonio – spiegano – è l'unica soluzione per proteggere i bambini, per poter condividere l'autorità parentale e regolamentare i problemi di successione e di affidamento nell'eventuale decesso di una delle due». Le due donne hanno infatti quattro figli: un'adolescente di 16 anni, nata da una precedente unione, e tre bimbi, tra i sei e i dieci anni, nati tramite inseminazione artificiale. «Una famiglia numerosa – sottolinea Sophie Hasslauer – ma diversa dalle altre, perchè i nostri figli non hanno gli stessi diritti dei loro compagni di scuola. Eppure per loro è fondamentale crescere sapendo di avere due genitori e che non devono considerarsi cittadini di serie B».
Il caso sui matrimoni gay è stato esaminato ieri dalla Corte costituzionale e la decisione è attesa per il 28 gennaio. La procedura era iniziata nel maggio 2010, il 16 novembre la Cassazione aveva trasferito ai «saggi» la questione prioritaria della costituzionalità dei due articoli in questione. Ieri, ad accogliere le due donne in tribunale, c'erano diverse militanti di associazioni come Act Up che scandivano lo slogan: «matrimonio gay subito». Altre associazioni, come Sos omofobia, si sono unite alla procedura, ricordando che in Francia, fanalino di coda dell'Europa in materia, la questione riguarda tre milioni di cittadini gay. Ma Corinne e Sophie prendono le distanze dalle associazioni: «la nostra azione è prettamente personale», assicurano. Obiettivo: «proteggere la nostra famiglia». Questo articolo ha ricevuto 409 visite.
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