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| Como: quando il bullismo crea emarginazione |
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| Sabato un incontro aperto ai genitori col racconto di alcuni episodi. Veramente desolante il quadro fornito dagli esperti del settore |
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| Lunedì 17 Gennaio 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
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Cantù - Dalle elementari al liceo, i protagonisti sono sempre minorenni. Le vicende peggiori, le rare storie di violenza, condite da droghe pesanti e eccessi di alcol. Il sesso senza emozioni. E poi, i tanti episodi di emarginazione: ragazzi schivati dal resto della classe soltanto perché non seguono alcuni programmi tivù. Altri, insultati dai compagni, in un inferno quotidiano. Continue e insopportabili angherie: possono durare anni, costringere a cambiare scuola, persino far ammalare.
Racconti di bullismo, non da un pianeta lontano, ma dal territorio. Ieri mattina, un incontro pensato per i genitori. Desolante, il quadro fornito da alcuni esperti del settore: giovani in estrema difficoltà, spesso soli, rifugiati in un mondo non sempre sicuro come quello di Internet. E la società degli adulti assente, in qualche caso persino indifferente.
«Bulli, vandali, baby gang: il lato sconosciuto degli adolescenti tra reale e virtuale», il titolo della mattinata a cui hanno partecipato una trentina di genitori. Appuntamento organizzato dal comitato genitori del "Fausto Melotti" di via Andina - la storica scuola d'arte - ma rivolto a tutte le scuole del distretto dei servizi sociali, Cantù e paesi limitrofi. Perché nessuno può sentirsi escluso.
Di bullismo se ne parla troppo poco, secondo gli esperti intervenuti: l'avvocato Olga Camossi, la pedagogista Wilma Gilardoni e il sociologo Michele Molfetta. La loro scelta, in oltre due ore di relazione, è stata di esporre anche i particolari di alcuni episodi vissuti da vicino, avvenuti sul territorio.
C'è la ragazza di una scuola privata. La sua gita, in una città europea, si trasforma in orrore. Esclusa per anni, le «amiche» - curioso che il bullismo al femminile sia in espansione - la invitano a cena in un locale, in una serata senza professori. Viene portata in bagno, dove tenuta per i capelli è costretta a sniffare della cocaina. «Non avevi scelta, ma ora fai parte del gruppo», le viene detto, prima di un brindisi di scherno. «Ogni volta che chiudo gli occhi rivedo la porta rossa di quel locale, il mio incubo», dirà più avanti, quando troverà il coraggio di raccontare.
Gli sportelli psicologici aperti nelle scuole del circondario sono una valvola di sfogo. «Non so cosa fare, in classe mi escludono perché non guardo Colorado Cafè e il Grande Fratello», la frase di un ragazzino delle elementari, in lacrime. Un altro ragazzo, salutato con «ciao, gay», per colpa di un maglioncino. Un altro ancora, costretto a cambiare scuola perché i suoi compagni hanno trasformato il suo cognome in una parola oscena.
Ci sono poi i ladri. Come la minorenne sorpresa a rubare tra gli scaffali rossetti e profumi: portata in questura per la fotosegnalazione, dopo aver dato generalità false si è messa in posa, con un sorriso di sfida. «Ma perché ridi?», le ha chiesto il poliziotto. «Non lo so». «Ma lo sai che finirai davanti al giudice?». «Perché, devo andare in tribunale?», la domanda che non ha spento il suo sorriso. Altri si organizzano. Le baby gang a volte vengono dall'alta borghesia. Rubano cellulari ad altri ragazzi. Qualcuno di loro, è stato pizzicato a Gardaland: «Ho rubato tanto per fare: mio padre mi ha dato 400 euro per andare in gita». Il movente, quasi sempre: la noia.
EPISODI
Il Grande Fratello «In classe mi escludono perché non guardo Colorado Cafè e il Grande Fratello», la frase di un ragazzino delle elementari, in lacrime
«Ciao, gay» Un ragazzo salutato con «ciao, gay» per colpa di un maglioncino
Cognome osceno Un altro costretto a cambiare scuola perché i compagni hanno trasformato il suo cognome in una parola oscena.
Si ruba in gita Qualcuno è stato pizzicato a rubare a Gardaland: «L'ho fatto tanto per fare: mio padre mi ha dato 400 euro per andare in gita»
(La Provincia di Como) Questo articolo ha ricevuto 615 visite.
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