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| Trento: ospita un amico, si ritrova un bordello gay |
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| Trentino ospita amico di parente, che usa l'appartamento per prostotuirsi |
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| Sabato 08 Gennaio 2011 |
| di L'Adige |
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Si dice che l'ospite è come il pesce: dopo tre giorni puzza. Ma c'è di molto peggio: un trentino 45enne residente in città dopo aver ospitato per due settimane un giovane, presentatogli da un parente, ha scoperto che in sua assenza questi utilizzava l'appartamento per prostituirsi. Un vero incubo per l'assegnatario dell'abitazione - un immobile dell'Itea - che è finito pure indagato per sfruttamento della prostituzione, salvo poi essere totalmente scagionato. È il 28 maggio dell'anno scorso quando, poco prima di mezzanotte, l'uomo rientra nel suo appartamento.
L'ospite però non ne vuole sapere di aprire la porta di casa, forse è un momento delicato perché è in corso una "sessione" di lavoro. Seccato, il proprietario fa intervenire la polizia che nell'appartamento trova l'ospite, un cittadino italiano di origini liguri, e un giovane immigrato. Nella stanza indicata dall'ospite come propria vengono notati indumenti femminili e una corposa dotazione di preservativi, insomma quelli che secondo gli inquirenti sono gli attrezzi del mestiere. Invitato in Questura il presunto ospite racconta di essere in realtà in una situazione di sub-affitto: sostiene di abitare lì da mesi e di pagare quasi 3.000 euro al mese al titolare dell'appartamento e di raccogliere tutti quei soldi prostituendosi in casa.
E così l'inquilino Itea viene indagato per sfruttamento della prostituzione nonostante lui ribatta non solo di non avere mai preso un solo euro dal suo ormai sgradito ospite, ma di non aver neppure saputo che questi si prostituiva. Le dichiarazioni accusatorie però appaiono poco credibili e così la procura chiede l'archiviazione del procedimento penale, ma il giudice in un primo momento respinge la richiesta e ordina nuove indagini. Una svolta arriva grazie alle indagini difensive condotte dall'avvocato Giuliano Valer ( nella foto ). Il legale deposita le dichiarazioni della madre dell'indagato e di un suo conoscente che dicono di non aver mai visto l'ospite in casa nei mesi precedenti.
Viene sentito anche un parente dell'indagato che conferma di essere stato lui a presentargli il giovane ligure chiedendo di ospitarlo per un paio di settimane in attesa di una sistemazione definitiva. La difesa inoltre produce una dichiarazione della Caritas che attesta come l'inquilino Itea sia assistito perché in situazione di totale indigenza a causa di una perdurante disoccupazione. Il conto in banca conferma che l'uomo è davvero senza un quattrino. Insomma, una persona che sopravvive a stento grazie al pacco alimentare della Caritas difficilmente potrebbe ricevere 3.000 euro al mese dal travestito che ospita in casa. E così nei giorni scorsi il giudice ha disposto l'archiviazione del procedimento avviato a carico dell'assegnatario Itea. Nelle motivazioni si sottolinea che le dichiarazioni accusatorie dell'"ospite" sono validamente contraddette dalle fonti di prova prodotte dalla difesa. Insomma appare più probabile l'originaria, per quanto incredibile versione: l'uomo davvero non sapeva che l'ospite in sua assenza aveva trasformato la casa Itea in un vero bordello. Questo articolo ha ricevuto 570 visite.
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