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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Nozze gay, nuovo
Nozze gay, nuovo "no" dalla Consulta. "Diversita' di sesso elemento essenziale"
Chiamata a pronunciarsi sul comportamento della municipalità di Ferrara, che aveva negato le pubblicazioni per un matrimonio omosessuale
Giovedì 06 Gennaio 2011
di Repubblica.it
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ROMA - Chiamata a pronunciarsi sulla vicenda di un comune che non ha proceduto alle pubblicazioni di un matrimonio omosessuale, con l'ordinanza 4 del 2011 la Corte Costituzionale ha dato ragione alla municipalità perché "la diversità di sesso è elemento essenziale nel nostro ordinamento per poter qualificare l'istituto del matrimonio". Lo riferisce il sito cassazione.Net. Così esprimendosi, la Consulta ha ribadito il no alle nozze gay in Italia, escludendo l'illegittimità delle norme del Codice Civile che impediscono di sposarsi a persone dello stesso sesso.

L'ordinanza esclude in particolare l'illegittimità costituzionale degli articoli 93, 96, il 98, il 107, 108, 143, 143 bis, 156 bis e 231 del Codice Civile. Per la Corte, dunque, ha fatto bene l'ufficiale dello stato civile del comune di Ferrara a rifiutarsi di procedere alla pubblicazione dei matrimonio richiesta dalle parti private. La consulta - sottolinea cassazione.Net - conferma così la linea affermata nella sentenza 138/10 e nell'ordinanza 276/10.

Inutile anche sollevare la questione di legittimità con riferimento ai parametri individuati negli articoli 3 e 29 della Costituzione: rispetto al principio di eguaglianza, la Consulta osserva che le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio; l'articolo 29 poi si riferisce alla nozione di matrimonio, definita dal Codice Civile come unione tra persone di sesso diversi e questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica.

Nel promuovere il giudizio di legittimità, il tribunale rimettente sottolineava il rapido cambiamento dei costumi sociali avvenuto negli ultimi anni e l'affermarsi accanto alle unioni tradizionali, di altre forme di convivenza, che - seppure minoritarie - aspirano comunque a tutela, una protezione che tuttavia al momento l'ordinamento giuridico non consente. Ma la Consulta ribadisce l'interpretazione dell'articolo 29 della Costituzione secondo cui "la diversità di sesso è elemento essenziale nel nostro ordinamento per poter qualificare l'istituto del matrimonio".

Soddisfazione per l'esito dell'ordinanza viene espressa da Mauriizio Gasparri, presidente del senatori del Popolo della Libertà. "L'importante sentenza della Corte Costituzionale sul matrimonio dovrebbe mettere a tacere quanti proponevano assurdi matrimoni gay. Una sentenza su cui potranno meditare non solo a sinistra, ma anche quanti hanno tradito gli elettori di centrodestra sostenendo tesi errate. La famiglia va difesa non solo in nome di valori religiosi, fondamentali, ma anche secondo i principi laici della Costituzione".

Per Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, ora "risulta ancora più chiaro che la partita del riconoscimento giuridico delle coppie gay passa dal Parlamento: con l'attuale quadro politico non c'è da stare allegri, ma è necessaria sicuramente una nuova e più incisiva strategia affinché non passino ancora inutilmente decenni. Il riconoscimento giuridico delle coppie gay è uno di quei temi simbolo di come la nostra società sia molto arretrata rispetto ai diritti civili e alle libertà".

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