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| «No alle preghiere in strada». Sarkozy studia la linea dura |
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| Dopo gli affondi antimusulmani di Marine Le Pen i termini del dibattito si sono spostati, tanto che il presidente Nicolas Sarkozy starebbe meditando di proibire i riti islamici in strada |
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| Lunedì 20 Dicembre 2010 |
| di Corriere della Sera |
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PARIGI - Non si parla più genericamente di «immigrati» ma di «musulmani»: l'uscita di Marine Le Pen contro gli islamici in strada per la preghiera del venerdì, paragonati agli «occupanti nazisti» della Seconda guerra mondiale, è stata ritualmente condannata da tutte le forze politiche ma ha lasciato il segno. I termini del dibattito si sono spostati. Tanto che il presidente Nicolas Sarkozy starebbe meditando di proibire i riti islamici in strada e, secondo le indiscrezioni trapelate dall'Eliseo, nel discorso di fine anno difenderà non tanto una sfuggente «identità nazionale», ormai scomparsa anche dalla denominazione del nuovo «ministero dell'Immigrazione», ma «la laicità della Repubblica».
E chi minaccia, di questi tempi, un valore tutelato per legge sin dal 1905? Non certo gli «immigrati» nel loro complesso, che possono essere europei dell'Est o rom cristiani, ma i musulmani, con le barbe e le schiene piegate a migliaia in rue Myrha, ogni venerdì, nel cuore del quartiere parigino della Goutte d'Or. Il nuovo clima di mobilitazione «laica» si deve a qualche segnale di insofferenza tra i cittadini e in gran parte alle frasi e all'ascesa di Marine Le Pen, che turbano il mondo politico soprattutto di destra.
La figlia del fondatore del Front National conduce in questi giorni una battaglia per impadronirsi del partito, a scapito del rivale tradizionalista Bruno Gollnish, con stile moderno e ispirato ad altri leader dell'estrema destra europei, come l'olandese Gert Wilders. Se Jean-Marie Le Pen indicò nell'omosessualità «il nemico che porterà alla sparizione dell'umanità», la figlia oggi protesta contro i musulmani perché in certi quartieri «è meglio non essere donna, né omosessuale né ebreo e neppure francese o bianco». Se Le Pen padre giudicò l'occupazione nazista della Francia «non così inumana come si vuol fare credere», oggi Marine la usa come termine di paragone negativo per l'invadenza islamica.
Di fronte a un Front National meno retrivo e più abile, la destra di governo ha di che preoccuparsi. Un sondaggio Ifop indica che il 39% dei francesi approvano l'allarme di Marine Le Pen e la percentuale sale al 54% tra gli elettori dell'Ump, il partito di governo. «Ci siamo scandalizzati un po' troppo per le dichiarazioni di Marine Le Pen» ha detto al Figaro uno stretto collaboratore di Sarkozy. Al di là del paragone strampalato coi nazisti, sul fatto che le strade non possano diventare un prolungamento della moschea c'è un certo consenso diffuso e il presidente ne terrà conto negli auguri di fine anno ai francesi.
Sabato, fuori dell'Espace Charenton a Parigi, c'erano circa 200 manifestanti che gridavano «Via i fascisti». Dentro, quasi 1.000 militanti del «Bloc identitaire» (estrema destra) e di «Riposte laïque» (area di sinistra) partecipavano insieme al «Seminario sull'islamizzazione» incentrato su temi quali «Come impedire la costruzione di una moschea clandestina?» oppure «Incompatibilità tra democrazia e leggi islamiche». Star del giorno Oskar Freysinger, il deputato svizzero promotore dei referendum contro i minareti e per l'espulsione dei criminali stranieri. Gli organizzatori degli aperitivi di strada « saucisson et pinard » (salsiccia e vino), sfida repubblicana ai divieti islamici, aspettano pieni di speranza lo champagne del 31 dicembre. Questo articolo ha ricevuto 214 visite.
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