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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
ABBA: immaginate la vostra vita senza di noi
ABBA: immaginate la vostra vita senza di noi
I critici dicevano che non sarebbero durati a lungo. E invece a quarant´anni dall´esordio e a trenta dallo scioglimento, il gruppo svedese si è preso tutte le rivincite: 375 milioni di album venduti
Domenica 19 Dicembre 2010
di la Repubblica
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I critici dicevano che non sarebbero durati a lungo. E invece a quarant´anni dall´esordio e a trenta dallo scioglimento, il gruppo svedese si è preso tutte le rivincite: 375 milioni di album venduti, poi musical e film diventati colonna sonora di intere generazioni. Oggi neppure il fondatore, Björn Ulvaeus, sa spiegarsi il perché di tanto successo: "È un mistero. Ma non mi interessa che si sveli. Mi piace prenderne atto".

La pensione Non ci siamo mai separati, siamo passati ad altro Trovo tristi i gruppi che non sanno quando fermarsi, che tirano avanti ripescando gli stessi brani Quanto a noi, no: non ci rimetteremo insieme

Il metodo Passavamo moltissimo tempo a scrivere, molto più degli altri In dieci anni abbiamo passato pochissimi mesi in tour Registravamo dai dodici ai quindici brani l´anno, per poi scartarne il novantacinque per cento

La regola Per essere buona una canzone lo deve essere dall´inizio alla fine, non soltanto il ritornello Quando la si ascolta per la prima volta si deve capire subito che è qualcosa di speciale

Gli anni Sessanta erano stati l´epoca d´oro del pop, che con lo scioglimento dei Beatles nel 1970 si avviò alla fine. Accadde però che due anni più tardi, in Svezia, gli Abba (acronimo formato dalle iniziali dei nomi dei componenti del gruppo, Agnetha, Björn, Benny, Anni-Frid) cominciarono a indossare abiti con paillette e a studiare le formule alchemiche di Phil Spector o dei Beach Boys facendo uscire un primo singolo intitolato People Need Love, sorta di contraltare proprio all´All You Need Is Love dei Beatles. Da allora di amore ne hanno messo in abbondanza nelle loro canzoni: dopo la vittoria dell´edizione Eurovision del 1974, prima battaglia vinta con Waterloo, e fino alla loro separazione ufficiale avvenuta nel 1982, gli Abba sono stati un´incredibile macchina che ha sfornato successi e hit, un filone di canzoni senza tempo: SOS, Dancing Queen, Take a Chance on Me, Chiquitita, The Winner Takes It All, On and on and on…. Oggi - dopo un grande "ritorno" a teatro e al cinema, e con 375 milioni di album venduti alle spalle - sono ancora un gruppo amatissimo. E Björn Ulvaeus, il creatore del gruppo, ha acconsentito ad aprirci il cancello del suo giardino segreto per concederci questa rara intervista.

Quali erano i vostri sogni quando avete fondato gli Abba, all´inizio degli anni Settanta?

«Prima degli Abba suonavo in un altro gruppo. A diciott´anni volevo diventare un idolo dei giovani. Poi, insieme agli Abba, ho avuto altri due sogni che finirono con l´avere la meglio su tutto il resto: fare musica e andare via dalla Svezia».

I Beatles si sono separati nel 1970, e gli Abba si sono formati nel 1972. Vi siete sostituiti a loro, in un certo senso?

«No, non credo proprio. I Beatles per me restano insuperabili. Prima dei Beatles chi aveva scritto canzoni era sempre rimasto un perfetto sconosciuto. Nessuno conosceva chi aveva composto le canzoni cantate da Elvis, per esempio. Ecco che invece nel 1962 arriva un gruppo che si scrive da solo i brani che poi canta. Come tanti altri giovani all´epoca, Benny e io pensammo: "Forse anche noi potremmo riuscirci"».

Quali altri gruppi vi hanno influenzato?

«Siamo cresciuti ascoltando la canzone francese e le ballate italiane, il folk scandinavo e il rock´n´roll americano, ma anche la musica country. Il nostro background è un misto di tutto ciò».

Negli anni Settanta e Ottanta eravate considerati un gruppo commerciale, non un gruppo che faceva canzoni di qualità. È stato frustrante?

«Sì, talvolta è stato difficile. Dopo la vittoria di Eurovision Waterloo era diventato un successo incredibile, colossale! A mano a mano però che la canzone iniziò a scendere nelle classifiche, tutti hanno cominciato a considerarci un gruppo capace di avere un unico pezzo di grande successo. Per più di un anno, prima dell´uscita dell´album del quale facevano parte Mamma Mia! e Sos, i critici ci hanno considerati un gruppo che non sarebbe durato a lungo. Al tempo stesso, però, vendevamo più dischi di qualsiasi altro, ed eravamo rispettati da alcuni colleghi, per esempio gli Zeppelin, che avevano capito che le nostre melodie e i nostri dischi non si riducevano a schifezze senza futuro. Gli Abba non erano un gruppo fabbricato a tavolino. Tutto è nato dall´amicizia tra Benny e me, poi abbiamo incontrato due ragazze e ce ne siamo innamorati. Erano entrambe cantanti, ma all´inizio non avevamo assolutamente in mente l´idea di formare un gruppo. Dopo l´uscita dell´album Abba in molti hanno capito che in realtà eravamo un vero gruppo e hanno cambiato idea. Tutti, tranne i giornalisti».

Le vostre canzoni erano ben fatte ma pur sempre destinate a far ballare la gente. Non avevano altre pretese…

«La musica degli Abba non è artistica, certo, ma è schietta. Quelle che cantavamo erano le migliori canzoni che potevamo fare in quel momento, senza compromessi».

Avete registrato tante canzoni che sono diventate dei successi. Avevate una formula magica?

«Nessuna, e lo si capisce semplicemente mettendo a confronto tra loro le varie canzoni. Basta ascoltare The Winner Takes It All e Mamma Mia!: completamente diverse! Però passavamo moltissimo tempo a scrivere, molto più di qualsiasi altro gruppo dei nostri tempi. La maggior parte dei gruppi restava in tour a lungo, non noi. In dieci anni abbiamo passato soltanto tre o quattro mesi in giro. Benny e io trascorrevamo dai quattro ai sei mesi a scrivere canzoni. Registravamo dai dodici ai quindici brani l´anno, per poi scartare circa il novantacinque per cento di quello che avevamo composto durante l´anno».

In che termini definiresti una buona canzone?

«Deve essere buona dall´inizio alla fine. Ogni sua parte deve essere fantastica, originale. Non soltanto il ritornello, ogni singolo elemento. Tutte le sue componenti devono essere ben amalgamate tra loro. Quando la si ascolta per la prima volta, si deve avvertire subito che è qualcosa di speciale. E poi, per diventare veramente un successo, una canzone deve evocare in chi ascolta delle immagini, dei sentimenti. Canzoni come The Winner Takes It All, Fernando, Knowing Me, Knowing You hanno un´influenza precisa sull´umore di chi ascolta. Questo è lo scopo ultimo di ogni canzone, secondo me».

Come è nata l´immagine del gruppo?

«All´epoca del "glam-rock" fummo molto colpiti dallo stile di gruppi inglesi come The Sweet, Gary Glitter, i Face. Tutti indossavano vestiti bizzarri. Invidiavamo i Roxy Music. Per Eurovision cercammo un look diverso, estremo, che facesse colpo e di cui la gente si ricordasse. Volevamo divertirci. E devo ammettere che eravamo piuttosto ridicoli al nostro debutto! Poco alla volta i nostri gusti si sono perfezionati».

Alla fine dei Settanta, quando eravate all´apice del successo, hanno fatto la loro comparsa la musica punk e new-wave. Che percezione avete avuto di queste nuove correnti musicali?

«Sapevo che stava accadendo qualcosa, che la musica stava cambiando. Negli anni Ottanta, gli Abba erano considerati un gruppo fuori moda. Quelli furono i peggiori anni per noi, una sorta di "età delle tenebre". Poi uscì la compilation Abba Gold, in molti ripresero le nostre canzoni, e le cose sono tornate ad andare meglio. Certo, c´era la musica punk, l´heavy metal, ma c´era anche dell´altro… Noi rimanemmo fedeli al nostro stile, pur iniziando a seguire la moda della disco music, che adoravamo, dalla quale ci lasciavamo influenzare. Uno dei motori della musica pop è l´emulazione. Si ascoltano suoni nuovi, una nuova canzone e l´ispirazione arriva. Ci si influenza tutti a vicenda…».

Dopo la separazione del gruppo, avvenuta alla fine del 1982, che cosa vi è mancato di più?

«Una macchina che sforna musica pop chiamata Abba! Ma vorrei precisare che non abbiamo deciso di separarci: Benny e io avvertimmo semplicemente che era giunta l´ora di passare ad altro. Per anni abbiamo avuto in mente di fare un musical, ispirati da Jesus Christ Superstar più che dai musical di Broadway. E partimmo verso questa direzione con Chess. Per gli Abba quel periodo fu una pausa, non una separazione. Dopo Chess avremmo dovuto rimetterci insieme, ma così non fu. E adesso è troppo tardi».

Non vi rimetterete insieme, dunque?

«No, non ci rimetteremo insieme».

Quando avete deciso di smettere di suonare e cantare è stato perché vi sembrava che si avvicinasse il declino artistico?

«Di sicuro negli ultimi tempi avvertivo qualcosa del genere. Era come se di colpo fosse venuto a mancare qualcosa. All´epoca non sapevo con esattezza di che cosa si trattasse. Poi ho capito che quello che ci capitava prima o poi capita a tutti i gruppi. Quando si ha una carriera di questo tipo, è raro che il picco della creatività duri più di sette-dieci anni, viene a mancare l´energia. Talvolta la si ritrova, ma in altra forma e magari con un´altra formazione. Trovo molto tristi i gruppi che non sanno quando fermarsi, che tirano avanti ripescando di continuo gli stessi brani e le esperienze del passato, senza che vi sia l´apporto di qualcosa di nuovo…».

Quali sono gli eredi degli Abba, se ci sono?

«La pop-music degli anni Ottanta è ritornata in auge nei Novanta ed è rimasta. Tra chi compone per Britney Spears o per i Backstreet Boys ce ne sono molti cresciuti con le nostre canzoni».

Ti capita mai di canticchiare ancora qualche canzone degli Abba senza rendertene conto?

«Sì, mi capita di avere in testa ancora qualche brano, e faccio quasi fatica a liberarmene. Ma non ascolto mai le nostre canzoni su cd o su internet. Ogni tanto, naturalmente, mi capita di ascoltarle alla radio, per esempio mentre guido. Le trovo straordinariamente fresche, anche se sono canzoni vecchie di trentacinque anni. Credo che ciò dipenda dal nostro perfezionismo».

Pensate che tra cent´anni si ascolteranno ancora le canzoni degli Abba?

«Quello che accadrà dopo la mia morte non mi interessa. Sono sorpreso, in ogni modo, che la gente ascolti ancora oggi gli Abba. È davvero meraviglioso. Ma ogni volta mi chiedo: "Come è potuto accadere?". Questo mistero resta inspiegabile ai miei occhi. E non mi interessa che il mistero mi si sveli: mi basta prenderne atto».

Come sarebbe stata la vostra vita senza gli Abba?

«Ogni tanto mi rivolgo questa stessa domanda. Ero destinato alla carriera di ingegnere. Mia madre un giorno iscrisse il mio gruppo folk a un concorso di musicisti dilettanti, senza neanche avvisarmi. Noi partecipammo e tutto si mise in moto. Se non avesse fatto quell´iscrizione, avrei fatto l´ingegnere».

Che cosa rappresenta oggi la musica nella tua vita?

«Di solito a casa ascolto musica classica, Mozart. In automobile scelgo di ascoltare radio che trasmettono musica pop. Benny e io ogni tanto scriviamo insieme, ma meno che in passato. Abbiamo composto Kristina, uno spettacolo che presenteremo l´anno prossimo a Helsinki. Oggi faccio solo quello che mi piace fare, quindi non molto…potremmo quasi dire che sono un semi-pensionato!». (di Stephane Deschamps)

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