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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
La Chiesa marca stretto Casini: vietati i ribaltoni, ora molli Fini
La Chiesa marca stretto Casini: vietati i ribaltoni, ora molli Fini
Casini ha decifrato i segnali provenienti da Oltretevere, ma prosegue nella sua battaglia tattica di destabilizzazione dell’esecutivo. Un Fini eutanasista e pro gay non potrebbe fare altrettanto
Domenica 05 Dicembre 2010
di Il Giornale
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Il cardinale Ruini lancia un appello per il «rafforzamento dell’esecutivo» Anche Bertone e Bagnasco contrari al Terzo polo, ma il leader Udc tira dritto

Gian Maria De Francesco Roma La sordità di Pier Ferdinando Casini ai richiami della Chiesa non ha impedito alle alte gerarchie ecclesiastiche di rinnovare ai politici cattolici italiani l’invito a un«rafforzamento istituzionale dell’esecutivo ». Un messaggio chiaro e forte all’Udc del cui invio si è ancora una volta incaricato il cardinale Camillo Ruini, presidente del Progetto culturale della Chiesa italiana dopo quell’«appoggio» al federalismo che rappresentava una mano tesa alla Lega Nord.

«Una delle ragioni della scarsa riformabilità» dell’Italia è «l’altrettanto difficile governabilità », ha affermato ieri l’ex presidente della Cei ed ex vicario di Roma e un contributo al miglior funzionamento del sistema politico «potrebbe venire da un rafforzamento istituzionale dell’esecutivo, naturalmente nel pieno rispetto della distinzione tra i poteri dello Stato».

È difficile non far correre il pensiero all’opera di moral suasion che Ruini, di concerto con il segretario di Stato Bertone e col presidente della Cei Bagnasco, ha svolto negli ultimi giorni all’indirizzo di Casini per convincerlo da una parte a«puntellare»l’esecutivo e dall’altro a non abbracciare la causa dell’anticlericale Gianfranco Fini.

Certo, Ruini ha affrontato il tema prendendolo alla larga. «Avendo seguito le vicende della politica italiana dall’ormai lontano 1948- ha aggiunto - posso dire che mai, nemmeno nelle situazioni che avrebbero dovuto essere più favorevoli, come ad esempio quelle dei governi De Gasperi dopo le elezioni del ’48, l’esecutivo ha goduto nell’Ita- lia repubblicana di una vera e sicura stabilità».

La Repubblica, perciò, è nata all’insegna dell’instabilità, nonostante i desiderata della Chiesa, e ciò rappresenta un «elemento di debolezza relativa in confronto agli altri grandi Paesi europei» ha sottolineato Ruini. Di qui, pur nel rispetto dei reciproci ruoli, il cardinale ha sostenuto, a titolo personale (ma fino a un certo punto) che «un contributo al funzionamento del nostro sistema politico potrebbe venire da un rafforzamento istituzionale dell’esecutivo » e «per la medesima rag- ione è importante mantenere, in una forma o nell’altra, un sistema elettorale di tipo maggioritario».

Insomma, un vero e proprio caveat al leader dell’Udc: è opportuno che i cattolici si impegninoper rafforzare l’esecutivo e per il mantenimento dell’attuale sistema maggioritario. È implicito il no al profilarsi di un eventuale terzo polo in contraddizione con i principi enunciati.

D’altronde, il Vaticano ha fatto ben presente che non concederà mai il nulla osta alle nozze tra Udc e Futuro e libertà. Il segretario di Stato di Papa Benedetto XVI, Tarcisio Bertone, lo ha fatto sapere qualche giorno fa direttamente al premier Berlusconi. «Quando gli ho chiesto che cosa ne pensasse del Terzo polo, il cardinale mi ha rispos- to che non celebra matrimoni tra uomini, soprattutto se si tratta di Casini e Fini», ha riferito il Cavaliere.

Casini ha decifrato i segnali provenienti da Oltretevere, ma prosegue nella sua battaglia tattica di destabilizzazione dell’esecutivo. È a conoscenza di una contrarietà ecclesiastica ai «ribaltoni», soprattutto dopo che l’esecutivo in carica, pur nelle avversità finanziarie, si è impegnato per le scuole cattoliche e per il reintegro del cinque per mille. Un Fini eutanasista e pro gay non potrebbe fare altrettanto.

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