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| «Io, gay a 12 anni ma non potevo dirlo ai genitori» |
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| Una delle tante testimonianze di adolescenti omosessuali costretti al segreto. Oggi convegno a Staranzano |
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| Giovedì 02 Dicembre 2010 |
| di Il Piccolo di Trieste |
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Secondo le statistiche la quota di popolazione omosessuale oscilla tra il 5 e il 7%. Gli iscritti isontini al circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste sono circa 200. Considerato che la provincia conta circa 130mila abitanti, appare chiaro come il dato rappresenti solo la punta dell’iceberg. È per questo che oggi alle 17.30 il circolo Arcobaleno di Trieste presenterà all’istituto Einaudi-Marconi di Staranzano il progetto “A scuola per conoscerci”. L’iniziativa diretta agli studenti delle scuole superiori è stata avviata già lo scorso anno per affrontare insieme ai ragazzi il tema del bullismo omofobico e del pregiudizio sociale nei confronti degli omosessuali. All’incontro parteciperanno la psicologa Margherita Bottino, la psicoterapeuta dell’Ass Isontina Adriana Monzani e il presidente del circolo Arcobaleno arcigay arcilesbica Davide Zotti. L’obiettivo è creare una rete di solidarietà e cooperazione all’interno della comunità scolastica per prevenire episodi di prepotenza o di discriminazione nei confronti degli adolescenti. «Gli iscritti al circolo – spiega il presidente Zotti – sono solo una minoranza delle persone omosessuali. Ci sono persone che lo hanno dichiarato ma che hanno scelto di non aderire, ma c’è anche una larga fetta di popolazione che non fa caming-out. Le difficoltà riguardano soprattutto il rapporto con la famiglia. Uscire dal mimetismo è difficile soprattutto per gli adolescenti e per chi vive in una piccola realtà dove la discriminazione è più forte di quanto non sia in una città. L’attività nelle scuole serve a questo: ha una funzione educativa fondamentale. Anche se ci sono diverse resistenze, parlare di queste cose è un passo avanti».
«La mia famiglia è omofoba – racconta Marco portando la sua testimonianza -. Sospettano che sia gay, ma a differenza di quanto ho fatto sul lavoro e con gli amici, con loro non posso affrontare apertamente l’argomento perché non sono pronti e credo che non lo saranno mai. La mia omosessualità mi è stata chiara già a 12 anni e non è stata un trauma. Quando ne avevo 17, mio padre mi chiese se fossi gay e gli risposi che se anche fosse stato, non ci sarebbe stato nulla di male. Ebbe una razione violenta e dovetti andare via da casa per tre giorni. A mia nonna invece l’ho detto, mi ha risposto: ‘Era meglio se morivi da piccolo’. Per fortuna ho un carattere forte e ho capito che le sue parole venivano solo dall’ignoranza. Col tempo ha metabolizzato la situazione e alla fine sono diventato il suo nipote preferito. Alcune volte si parla di comportamenti contro natura, ma contro natura è solo quello che si fa contro la propria volontà». Questo articolo ha ricevuto 414 visite.
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