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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Botte ai gay, il gioco del piccolo boss
Botte ai gay, il gioco del piccolo boss
Si chiama Gaetano Massetti ma per l'Interpol è il nipote di don Tano Badalamenti
Lunedì 22 Novembre 2010
di Il Secolo XIX
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Sembrava solo un brutto fatto di cronaca, di quelli che purtroppo accadono ovunque a qualsiasi latitudine. L'aggressione di domenica scorsa ai danni di alcuni giovani che passeggiavano all'alba in una delle vie principali della città brasiliana di San Paolo, l'Avenida Paulista, in un primo momento si era quasi confusa nel quotidiano bollettino di guerra della metropoli tra le più violente al mondo. Quando la polizia, però, ha cominciato a volerci vedere chiaro, la storia ha assunto tutta un'altra dimensione arrivando perfino a riguardare gli affari di casa nostra. Ovvero la mafia con la M maiuscola, quella di Cosa Nostra e di "don" Tano Badalamenti, il superboss di Cinisi, il mandante, tra gli altri, dell'omicidio di Peppino Impastato.

Ma andiamo per gradi. Per prima cosa gli investigatori brasiliani scoprono che l'aggressione non è stata un tentativo di rapina ma un attacco omofobo, le tre vittime sono tutte giovanissime e dichiaratamente omosessuali, in un paese conosciuto invece per la sua estrema tolleranza. Attraverso poi una rete di telecamere che controllano la zona si scopre anche che i cinque aggressori non sono "favelados" ma ricchi adolescenti figli di papà.

E che papà, e questa è l'ultima clamorosa scoperta. Uno di loro si chiama infatti Gaetano Massetti figlio di un certo Carlos Massetti. È qui che gli esperti di Mafia hanno avuto un sussulto. Carlos Massetti, infatti, è un italiano che vive da 16 anni in Brasile, nell'elegante quartiere paulistano di Bela Vista. Lo scorso anno, il 23 maggio, viene arrestato dall'Interpol con richiesta di estradizione in Italia nell'ambito della maxi operazione Mixer-Centopassi. La sua identità per gli investigatori non è però quella che millanta in Brasile ma si tratta di Leonardo Badalamenti, il figlio del superboss Tano. Secondo la Direzione distrettuale di Palermo, per favorire Cosa Nostra, Badalamenti Jr. aveva realizzato una serie di operazioni finanziarie fraudolente per più di un miliardo di dollari Usa.

Massetti-Badalamenti finisce in galera ma ne esce poco dopo. Con la nuova identità, infatti, gli investigatori non riescono a dimostrare la vecchia, a dispetto di una somiglianza con il padre Tano che ha dell'impressionante e un mare di prove. Prove inequivocabili per l'Interpol, dubbie per il "generoso" Supremo Tribunale Federale brasiliano, l'equivalente della nostra corte costituzionale, che in passato aveva già"non estradato" il superboss Antonino Salamone e che nell'agosto di quest'anno archivia il processo contro Badalamenti Jr. "per insufficienza di prove". Per quanto l'uomo avesse più volte proclamato la sua innocenza dichiarando al momento dell'arresto di essere «un prigioniero politico» per il capo dell'Interpol in Brasile Jorge Pontes non ci sono dubbi che si tratti di Leonardo Badalamenti. «E' un tipico caso di lavaggio di identità - commenta laconico - come già accaduto con i criminali nazisti, il figlio di don Tano è riuscito a crearsi una nuova identità. E così uno dei più famosi mafiosi vive tranquillo in Brasile».

Ma se è vero, scomodando a questo punto anche la psicanalisi, che nessuno può uccidere completamente ciò che è davvero, questo fatto di cronaca che rischiava di perdersi nel caos di una metropoli come San Paolo acquista adesso una valenza simbolica eccezionale. Il sedicenne figlio di Leonardo Badalamenti, rampollo della gioventù dorata e ricchissima di San Paolo e non a caso battezzato Gaetano in onore del nonno, si atteggiava infatti a boss mafioso in erba. Sulla sua pagina di Orkurt, il Facebook di Google che in Brasile è il social network più usato, scriveva spavaldo «se non incontri nulla per cui valga la pena vivere, cerca qualcosa per cui valga la pena morire». E ancora «il compare di un mio amico è anche mio compare» e «chi chiude un accordo arriva insieme alla fine, sempre e per sempre». I giovani aggressori sono già stati tutti rilasciati.

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