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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
I Radicali ora ballano da soli. E Il Pdl corteggia Pannella
I Radicali ora ballano da soli. E Il Pdl corteggia Pannella
«Siamo disposti ad ascoltarli - dice il vicepresidente dei deputati pdl Osvaldo Napoli - ma l’importante è che le loro richieste non siano un modo per poi poterci chiedere anche il matrimonio gay»
Domenica 21 Novembre 2010
di Il Giornale
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Gian Maria De Francesco Roma «Destra, sinistra, centro, il regime insomma, sanno quello che vogliamo». Il leader storico dei radicali, Marco Pannella, sta tornando dall’Aquila dove ha partecipato a una manifestazione e avverte il Pdl che la strada per trovare una convergenza si sta restringendo.

«Chiediamo attenzione - ribadisce - per la situazione delle carceri e per la giustizia, ma è l’opposto di quello che è stato votato». Sia con il ddl Alfano (il cosiddetto «svuotacarceri» perché consente di trascorrere ai domiciliari l’ultimo anno di detenzione) che con la legge di stabilità. «Se entro il 10 dicembre non si farà il possibile, si distruggerà ogni apertura», conclude.

La palla, perciò, passa al ministro della Giustizia Alfano e, soprattutto, a quello dell’Economia Tremonti. Migliorare la condizione dei detenuti è un capitolo che richiede certamente un aggravio della spesa pubblica. Se i voti radicali (sei deputati e due senatori) dovessero essere ritenuti necessari per la sopravvivenza del governo Berlusconi, bisognerà iniziare a ragionare. Anche perché l’altra richiesta di Pannella, il ritorno al maggioritario uninominale, non sembra irricevibile e, comunque, la si può incanalare nel dibattito in commissione.

Come spiegare, però, questa nuova improvvisa «conversione» di Pannella? Di sicuro, c’è da registrare un forte disagio nella convivenza con i piddini. L’inserimento dei radicali nelle liste democratiche fu una scelta di Veltroni, mal digerita dall’ala cattolica. Ora che il segretario è Bersani, l’attenzione alle questioni etiche si è affievolita ancor più. Motivo per il quale, in caso di elezioni anticipate, i radicali sarebbero costretti a correr da soli anche perché a Largo del Nazareno aspettano l’occasione giusta per ripagare con la stessa moneta il blitz con il quale fu imposta la candidatura di Emma Bonino nel Lazio.

E la sopravvivenza dei radicali e delle loro storiche battaglie è ciò che sta a più a cuore a Pannella. «Potrei benissimo fare anche la escort per Berlusconi. Almeno sarebbe una trasgressione al vostro conformismo », ha dichiarato al Fatto Quotidiano mettendo in mora un certo moralismo bacchettone post-comunista. I sondaggi più benevoli, infatti, accreditano la formazione di un 2% circa, una quota troppo esigua per garantirsi un seggio alla Camera. Di qui la necessità di allearsi a tutti i costi. Al Pd, però, si sono accorti di aver fatto i conti senza l’oste. Un’uscita dei liberal dal gruppo renderebbe più difficile il tentativo di «ribaltone» che Bersani & C. stanno organizzando sperando nell’asse Fini-Casini- Rutelli. E i radicali non hanno ancora firmato la mozione di sfiducia. Ecco perché da qualche giorno alcuni ex-Ds come Migliavacca e Melandri «corteggiano» gli alleati per indurli a non abbandonare. Ieri Emma Bonino è stata la protagonista di un convegno organizzato dai democratici romani sulla laicità. Ma anche la maggioranza è in ascolto. Come interpretare altrimenti l’approvazione degli ordini del giorno radicali al Senato in materia di giustizia? Le schermaglie contrapposte sono destinate a proseguire fino al giorno fatidico. Il Pdl, tuttavia, continua a interrogarsi. Un pezzo di strada assieme ai pannelliani in passato è stata percorsa, aveva notato Mario Landolfi e un’eventuale apertura potrebbe essere «circoscritta». Insomma, si potrebbe riprovare, ma sui temi etici (fine vita, unioni di fatto, ecc.) c’è poco margine. «Siamo disposti ad ascoltarli - dice il vicepresidente dei deputati pdl Osvaldo Napoli - ma l’importante è che le loro richieste non siano un modo per poi poterci chiedere anche il matrimonio gay». Su quel tema, infatti, nessuno è disposto a transigere perché ci sarebbe più da perdere che da guadagnare.

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