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| Fini insiste: piu' diritti per le coppie gay |
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| Gianfranco Fini parte da qui per rispondere, con una lettera pubblicata sull'Avvenire, al direttore del quotidiano Marco Tarquinio |
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| Domenica 14 Novembre 2010 |
| di Rainews24 |
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Roma - Il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto è un problema che la politica deve risolvere. Gianfranco Fini parte da qui per rispondere, con una lettera pubblicata sull'Avvenire, al direttore del quotidiano Marco Tarquinio, che nei giorni scorsi aveva stigmatizzato un passaggio del discorso di Fini a Bastia Umbra proprio su famiglia e coppie gay.
Nella lettera Fini puntualizza di non aver mai sostenuto che le unioni di fatto debbano essere parificate al matrimonio ma rimarca la centralità dell'esigenza "dell'inclusione dei nuovi diritti che scaturiscono da reali situazioni di fatto e che non possono essere disconosciuti a priori se si mantengono aperti i luoghi del dialogo e del confronto".
"Da uomo politico e delle istituzioni -aggiunge Fini- ho sempre riconosciuto il valore fondante della famiglia, cosi' come garantita dall'articolo 29 della Costituzione, e mi sono sempre opposto a ogni ipotesi di parificazione di trattamento tra matrimonio e unioni di fatto, specie di quelle omosessuali. Ma non per questo ritengo giusto,
di fronte all'insufficienza di forme ed istituti giuridici, ignorare alcune legittime esigenze che meritano di essere prese in considerazione dal nostro ordinamento in virtù di quella idea di 'laicità positiva' intesa come punto di incontro tra diverse
concezioni etiche presenti nella societa'".
"Del resto -prosegue il presidente della Camera- compito dello Stato di diritto è quello di favorire approdi normativi lungimiranti basati sull'unico criterio possibile da adottare, vale a dire quello della 'ragionevolezza' delle leggi e della tutela dei
diritti dei cittadini". "Questo, a mio avviso, è l'unico antidoto per debellare ogni
pericolosa e strisciante forma di indifferenza umana e sociale che tende -secondo il presidente della Camera- a minare la convivenza civile. Da questo punto di vista, sono profondamente convinto che il nostro Paese sia molto piu' avanti, in termini di scelte e di orientamenti culturali, di quanto, talvolta, non lo sia la classe
politica italiana troppo spesso dilaniata da odiose ed improduttive
contrapposizioni di 'schmittiana' memoria".
"Non credo, quindi, che un invito alla riflessione sulla necessita' di impedire l'emarginazione delle differenze possa essere liquidato come un qualcosa di strutturalmente e ideologicamente vecchio. Al contrario, ritengo che l'idea di giungere ad una nuova 'dimensione etica e morale' della societa' possa essere perseguita con il contributo fattivo e intelligente di tutti i grandi 'attori' che
operano nel nostro territorio, a cominciare dalla Chiesa cattolica che, per ragioni storiche e per la sua forte e radicata presenza, rappresenta un autentico caposaldo nella cultura della solidarietà e della giustizia sociale". Questo articolo ha ricevuto 225 visite.
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