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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Bocchino: la crisi e' aperta di fatto
Bocchino: la crisi e' aperta di fatto
Il capogruppo Fli: "Non siamo interessati ad un pateracchio. È inutile un incontro con il leader leghista"
Martedì 09 Novembre 2010
di la Repubblica
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ROMA - Italo Bocchino non ha dubbi: «La crisi c´è. Se Berlusconi resta asserragliato a palazzo Chigi, noi avremo le mani libere. E decideremo provvedimento per provvedimento cosa fare». È un percorso a ostacoli per il governo quello ipotizzato dal presidente dei deputati Fli, ospite di Massimo Giannini a Repubblica Tv insieme a Osvaldo Napoli del Pdl.

Eppure dopo l´incontro con la Lega ad Arcore il governo è deciso ad andare avanti.

«La reazione a caldo non poteva che essere questa, è comprensibile. Ma la crisi c´è, non è un problema di chi la dichiara. C´è perché gli italiani hanno dato la maggioranza ad un partito che aveva due capilista, Berlusconi e Fini, e un giorno uno dei due ha espulso l´altro. Non perché Fini ha chiesto al premier di rassegnare le dimissioni».

Ma Berlusconi non sembra intenzionato a salire al Colle.

«Non mi aspettavo una sua reazione immediata. Ma sarebbe la cosa più utile per il Paese e per lo stesso Berlusconi. Fini non lo danneggia, anzi, con la sua proposta gli permette di rimanere a capo del governo. Il premier deve decidere se accettare le condizioni per un patto di legislatura e riunire i moderati per fare una maggioranza più ampia e un programma più incisivo. Se al contrario si chiudesse a palazzo Chigi, i nostri rappresentanti usciranno dal governo e penso che entro un mese ci sarà un incidente tecnico che lo costringerà alle dimissioni».

E alla crisi si arriverà comunque.

«Sì, ma ad una crisi al buio, e Berlusconi si mostrerebbe al Paese come un uomo in parabola discendente. A quel punto potrebbe succedere di tutto, anche che si vada ad elezioni a marzo. Credo che prevarrà lo sbocco più realistico: un nuovo governo con l´Udc. Ricordo che appena due mesi fa Berlusconi ha corteggiato Casini: era una soluzione punitiva per sostituire Fini nella maggioranza. Se adesso non accetta l´idea di allargare all´Udc qualcosa non va. Vorrebbe dire che il premier non vuole aprire davvero a una coalizione plurale».

Intanto si allontana l´ipotesi di un governo di responsabilità nazionale.

«Potrebbe nascere solo in modi, tempi e condizioni adatte. L´ipotesi di un pateracchio arrangiato non ci interessa».

E la modifica della legge elettorale?

«C´è già oggi una maggioranza teorica in Parlamento per farla, anche se dobbiamo capire a quali condizioni. Bisogna dare un segnale agli italiani, che rischiano di allontanarsi ancora di più dalla politica perché non possono scegliere chi viene eletto».

Fini ha ipotizzato in un´intervista alla "Welt am Sonntag" una sua candidatura a premier nel 2013. È questo il disegno?

«Non c´è dubbio. Fini si candida a guidare un nuovo centrodestra senza bava alla bocca, che ha poco a che vedere con quello di Bossi e Berlusconi. Noi offriamo una opzione innovativa e continueremo ad accogliere parlamentari che vengono dal Pdl. Vogliamo un centrodestra che non se la prenda la mattina con la Chiesa, bestemmiando, il pomeriggio con Confindustria, la sera con la stampa o con i gay».

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