 |
| Fini si gioca tutto a Perugia |
 |
| Intanto in Fli sono approdati altri due transfughi del Pdl: Toto e Rosso |
 |
| Giovedì 04 Novembre 2010 |
| di Corriere Adriatico |
| in Primo piano |
|
 |
|
Roma - "Nulla è escluso". Chi è vicino a Gianfranco Fini smentisce che il leader di Fli - dove ieri sono approdati altri due transfughi Pdl, Daniele Toto e Roberto Rosso - abbia già deciso di non annunciare a Perugia l'appoggio esterno al governo. E' vero al contrario che il Presidente della Camera riunirà domani il 'board'del partito, ascolterà le posizioni di tutti e poi deciderà la rotta. Ben sapendo che si gioca davvero tanto nella prima convention di Futuro e Libertà. Un appuntamento, quello di Perugia, che è andato trasformandosi nei giorni: da kermesse di Generazione Italia con 1.200 delegati, a prova generale dell'atto di nascita del partito (il cui battesimo ufficiale avverrà a Milano il 14-15-16 gennaio) con 3.500 adesioni; da proscenio per presentare il "Manifesto per l'Italia" di Fli a possibile palcoscenico per prendere le distanze definitive dal Berlusconi dell'inerzia governativa, dei festini e delle battute sui gay.
"Certo il Fini di Perugia non potrà essere quello dell'ennesimo penultimatum - sintetizza uno dei falchi -. Che il Pdl è morto lo abbiamo già detto a Mirabello. Che bisognava rafforzare l'azione di governo, addirittura lo avevamo chiesto nella direzione del 22 aprile, votando poi la fiducia sui 5 punti del programma a settembre. Ora bisogna andare oltre".
Per questo, buona parte del partito guarda con scetticismo alle indiscrezioni sul rilancio programmatico che Berlusconi annuncerà oggi nella direzione del Pdl. "Noi dobbiamo prendere le distanze, separare il nostro destino da quello di Berlusconi, annunciare il ritiro della nostra delegazione dal governo", affonda un altro dei falchi, per il quale anche l'appoggio esterno sarebbe troppo: meglio decidere di volta in volta come comportarsi.
Di fronte a rumors di nuove inchieste che coinvolgerebbero il premier c'è chi spinge Fini a "compiere l'unico vero atto di responsabilità: liberare il paese dal governo Berlusconi, candidarsi a guidare il cambiamento, cogliere l'attimo e rispondere alle attese di tutti quelli che guardano a lui con speranza".
Il problema, semmai, è come gestire il dopo, come porsi di fronte ad un eventuale governo tecnico per le riforme e la legge elettorale o - cosa che Fini vuole in ogni modo evitare - come presentarsi alle elezioni. "Voi fate quello che volete, ma una cosa è certa: io non sarò mai più in una coalizione dove c'è Berlusconi", andava ripetendo in proposito ai suoi il Presidente della Camera, durante il rovente agosto politico.
Un'altra parte di Fli, invece, scongiura Fini di non staccare la spina al governo, fornendo così al Cavaliere un formidabile alibi per addossare al Presidente della Camera la responsabilità di una crisi. Le colombe - da Adolfo Urso ad Andrea Ronchi, da Pasquale Viespoli a Roberto Menia - puntano tutte le carte sul rilancio dell'azione programmatica che Berlusconi dovrebbe annunciare nella direzione del Pdl domani. Giocando di sponda con i ministri di Liberamente, questa parte del partito sprona il Presidente della Camera a rispettare fino in fondo il patto con gli elettori. "Se otteniamo il riconoscimento esplicito di Fli ed il patto di fine legislatura che chiedevamo a Mirabello - dice un esponente finiano di governo - è nostro dovere andare avanti".
Come un generale prima della battaglia, Fini riflette sulla mossa giusta da fare. Quella che di certo non ha intenzione di compiere è dimettersi dalla Presidenza della Camera, come alcuni rumors senza fondamento riportavano in giornata. Questo articolo ha ricevuto 172 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|