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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Pesaro: il registro serve a etero e gay
Pesaro: il registro serve a etero e gay
Sulle unioni civili, in attesa che il Consiglio comunale metta l'ultima parola sull'ipotesi di regolamentazione si alza oggi la voce di Maria Cristina Mochi, responsabile provinciale Agedo di Pesaro
Venerdì 29 Ottobre 2010
di Corriere Adriatico
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Pesaro - Sulle unioni civili, in attesa che il Consiglio comunale metta l'ultima parola sull'ipotesi di regolamentazione si alza oggi la voce di Maria Cristina Mochi, responsabile provinciale Agedo di Pesaro Urbino, ovvero l'associazione che riunisce i genitori di giovani omosessuali. Risponde alle polemiche sollevate da esponenti del Pdl sulla proposta di un registro delle unioni civili comunale a Pesaro, in particolare da Massimiliano Nardelli e Piergiorgio Cascino. Una voce che offre una luce diversa su un dibattito che, citando etica e religione, a volte risulta invece ideologico e gretto.

Io sono una donna eterosessuale - scrive Maria Cristina Mochi - e convivo con un uomo. Mio figlio è gay e convive con un ragazzo, paghiamo le tasse tutti e quattro, ma non abbiamo diritti come gli altri, siamo l'esempio vivente di come un registro serva ad etero e omosessuali. Un chiaro riferimento a Cascino, che ha indicato il registro delle unioni civili come il modo per forzare a favore delle unioni omosessuali. Quale danno porterebbero i nostri legami - continua la Mochi rivolgendosi a coloro che richiamano a gran voce i valori cattolici contro i diritti dei gay - alle famiglie composte da persone sposate? Qualcuno può dimostrarci con esempi statisticamente inequivocabili in quali Paesi le famiglie unite in matrimonio hanno ricevuto danni oggettivi dal riconoscimento pubblico di altre forme familiari di stabile convivenza?. Mochi conclude affermando che addossando la colpa delle crisi delle famiglie tradizionali sulle nostre figlie e sui nostri figli omosessuali, non solo si racconta una colossale bugia che deresponsabilizza comodamente le persone eterosessuali, ma si arma la mano di chi si sente autorizzato e sostenuto nel denigrarli, insultarli, pestarli o peggio".

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