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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Vendola e' il presidente di Sel «Siamo una sinistra per vincere»
Vendola e' il presidente di Sel «Siamo una sinistra per vincere»
I 1.500 delegati del partito lo hanno eletto all'unanimità con voto palese al Teatro Saschall di Firenze
Domenica 24 Ottobre 2010
di l'Unità
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Nichi Vendola è il presidente di Sinistra ecologia e libertà. I 1.500 delegati del partito lo hanno eletto all'unanimità con voto palese al Teatro Saschall di Firenze.

Con un'idea di mondo dove la vita non è merce e la libertà non è barattabile e l'ambiente non è un abbellimento, Nichi Vendola vuole una sinistra che governi per riscattare il paese da piaghe come disoccupazione e diritti sul lavoro triturati e dove i cittadini siano una vera comunità. Con una robusta iniezione di speranza alla Obama Vendola ha sigillato con un trionfo annunciato il primo congresso di Sinistra ecologia e libertà a Firenze. Il suo discorso nel teatro Saschall misura pensieri globali e la politica contingente. “Con Bersani ho avuto un colloquio aperto che dà una ventata di speranza. Il nostro popolo chiede due cose: stare insieme senza contese infinite, cambiare il modello sociale”. E come primo passo pratico dice “sì a un governo tecnico, o di scopo, per una riforma della legge elettorale, non per riforme economiche”.

A perno di un'altra Italia Vendola pone il lavoro e i diritti di chi lavora. Marchionne e la Fiat, sostiene il governatore della Puglia, non vogliono il conflitto perché altri pagano. Vendola, coniuga le lotte della Cgil e Fiom e quelle per e con i precari e disoccupati (rivendica il “reddito di cittadinanza”) con un cristianesimo dei poveri cristi e non del potere. Coniuga Gandhi, Luther King, don Ciotti con Gramsci e Rosa Luxembourg per combattere una mercificicazione che non risparmia nemmeno i bambini perché “tutto è pubblicità” e “la pedopornografia” risponde all'idea “che tutto è merce”. Vendola vuole però risultati concreti: nasce una sinistra nuova, dice, che non si bea “nell'estetica del naufragio” ma che vuole vincere. Per sconfiggere il berlusconismo serve tuttavia congedarsi “dagli olimpi pacchiani in bilico tra Dioniso e Apicella” e da un liberismo a cui anche la sinistra alla Blair (e alla Padoa Schioppa, annota) si è conformata.

Per cambiare registro invoca “una radicalità” di pensiero fondata sulla “non violenza”. Iin maniche di camicia, il leader di Sel infiamma la platea. L'ha preceduto, tra gli altri, Fabio Mussi, che invoca il ritiro dall'Afghanistan. E conferma la linea: “l'obiettivo è dare un governo all'Italia” attraverso una politica che non si chiuda nei i tatticismi. Poi, introdotto dallo speaker con un saluto a Sergio Staino e Moni Ovadia, Nichi Vendola catalizza l'attenzione dei delegati. Rivendica il peso delle lotte antifasciste ma sgombera il campo da eventuali nostalgie: “No a una restaurazione” vecchio stampo. Una sinistra che ha fatto moltissimo, ma, sostiene, nel '900 è stata assente sul fronte dell'ecologia e in quello della libertà perché “ha creato gulag”.

Vendola ha molta fiducia: “C'è un'Italia migliore e diversa da quella rappresentata dalla politica del fango e dei dossier e che non guarda allo spazio immobiliare tra Antigua e Montecarlo”. Un paese migliore lo vede nella Cgil “di cui l'Italia ha bisogno perché c'è bisogno di un grande sindacato”. Il leader torna sullo sciopero generale: “Serve per rimettere insieme lo specchio andato in frantumi del paese”. Uno specchio da ricomporre poggiandosi su alcune colonne portanti che sono messaggi anche a certi sbandamenti visti a sinistra. Ad esempio il rifiuto dell'antisemitismo: “Il diritto alla sicurezza di Israele e a una patria per i palestinesi stando attenti a non sbagliare parole perché siamo intorno a un buco nero che ha inghiottito il '900”. No anche all'anticlericalismo. “Il mondo cattolico è stato garante della laicità dello Stato”. Cita Aldo Moro e insiste: “Mai chiudere la porta al dialogo”. Ma a quel mondo chiede coerenza. Sulle sementi sterili vendute dalle multinazionali ai contadini esclama: “Ai cattolici dico: non c'è qualcosa di blasfermo in questo”?

Vendola mette in gioco, con autoironia, il suo essere gay. “Voglio parlare anche di questioni eticamente sensibili, delle prospettive d'amore di due persone dello stesso sesso”. La gente applaude. Poi la scuola pubblica che la riforma Gelmini uccide: “è un omicidio premeditato”; i 300mila lavoratori dello spettacolo a rischio e con i teatri lirici in pericolo; la cultura “che per Tremonti non si mangia” e invece è essenziale; il diritto dei disabili a una “riorganizzazione globale” della società a partire dall'abbattimento delle barriere fisiche.

Quel che il neopresidente di Sel mette in campo è una visione globale “per far vivere nella politica una grande speranza”. “Bella ciao” nella versione dei Modena City Ramblers, seguita da “La cura” di Battiato chiosano le tre giornate fiorentine. E il calore dei delegati per Vendola ricorda l'amore per una rockstar.

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