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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
La Serbia nella Ue? L'ultimo ostacolo e' sempre Mladic
La Serbia nella Ue? L'ultimo ostacolo e' sempre Mladic
Le alternative all'Europa e a Tadic sono inquietanti e se ne è avuta una dimostrazione quando i gruppi dell'estrema destra ultranazionalista, con il pretesto del Gay Pride, hanno terrorizzato Belgrado
Sabato 23 Ottobre 2010
di Il Sole 24 ore
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All'Hotel Panorama di Pale, capitale della repubblica Sprska, il generale Ratko Mladic pianificava le stragi balcaniche insieme a Radovan Karadzic: furono loro, ispirati da Slobodan Milosevic, a sterminare a sangue freddo 8mila musulmani a Srebrenica nel 1995, stuprando 20mila donne, il peggiore massacro in Europa dalla seconda guerra mondiale. Tra prati verdi frequentati da imponenti mucche pezzate e una vista spettacolare sulla vallata, il generale Mladic dichiarava: «Le frontiere sono state sempre tracciate con il sangue, le nazioni sempre delimitate dalle tombe».

I confini e il futuro della Serbia di oggi, ridotta a un moncherino rispetto ai sogni di grandeur di Milosevic, sono adesso affidati all'Europa che lunedì deciderà se aprire la procedura per concedere a Belgrado lo status di candidato all'Unione. Il latitante Mladic, con un mandato di cattura del tribunale penale internazionale dell'Aja per genocidio e crimini di guerra, è l'ostacolo immediato più difficile per superare la diffidenza degli olandesi che non si fidano degli impegni presi per catturarlo dal presidente Boris Tadic: se da Bruxelles non dovesse venire il via libera è quasi scontato che a Belgrado si andrà a elezioni anticipate nella primavera del 2011.

Una decisione positiva dell'Unione sarebbe per Tadic e il suo partito Democratico il trampolino di lancio ideale per presentarsi comunque alle urne con un importante successo nel processo di integrazione in Europa, un passo che è anche la chiave di volta per tutta la politica della regione balcanica, compreso l'inizio delle trattative dirette tra Belgrado e Pristina. Se l'Europa vuole stabilizzare i Balcani, dovrà dare fiducia a Tadic e alla sua volontà di mettere le mani su Mladic così come ha fatto due anni fa con Karadzic. Anche il segretario di Stato americano Hillary Clinton, di recente in visita a Belgrado, appoggia la Serbia nell'Unione con l'intento di trascinarla nel campo occidentale e fuori dalla sfera di Mosca.

Le alternative all'Europa e a Tadic sono inquietanti e se ne è avuta una dimostrazione nelle scorse settimane quando i gruppi dell'estrema destra ultranazionalista, con il pretesto del Gay Pride, hanno messo a ferro e fuoco Belgrado per poi trasferirsi a Genova, con le maglie degli hooligans della Stella Rossa, per bloccare la partita Italia-Serbia, sollevando un caso diplomatico e calcistico che non è ancora chiuso. Questi gruppi come Obraz, il Volto, o il Movimento popolare 1389, portano allo stadio e nelle manifestazioni i ritratti di Mladic e Karadzic, sono ben organizzati, finanziati a dovere, godono di appoggi politici, anche internazionali, e hanno relazioni molto strette con la criminalità. E soprattutto colgono ogni occasione per provocare disordini e destabilizzazione.

Certo Mladic non è Karadzic, difficilmente lo si troverà vestito da guru, con barba fluente e coda di cavallo a dare lezioni di medicina alternativa dispensando amorevoli consigli su internet. Ratko è un militare cinico e intransigente, così come appare dai diari segreti sequestrati quest'anno nel granaio della sua casa di Belgrado: 4mila pagine in cui è chiara la volontà «di sbarazzarsi dei musulmani, i veri nemici di serbi e croati». Mladic è un sopravvissuto, forgiato dalla povertà e dalle disgrazie familiari, il padre ucciso dagli ustascia quando aveva due anni, l'omicidio della prima moglie, il suicidio della figlia prediletta Ana.

Forse oggi Mladic è soltanto un settantenne logorato, in fuga da 15 anni, una latitanza protetta da un pugno di fedelissimi ma anche da complicità politiche di alto livello. Ogni tanto viene segnalato in Serbia, in Bosnia, o in una fattoria della Vojvodina intento ad accudire il bestiame. L'ultima volta che è stato visto davvero è accaduto qualche anno fa a Belgrado, a Topcider, una caserma con chilometri di gallerie sotterranee fatte costruire da Tito. Ma questa vita underground del grande criminale di guerra continua ad affiorare pericolosamente nella Serbia di oggi, nei manifesti, nei tatuaggi degli hooligans e dei nazionalisti, un simbolo del lato oscuro di un paese che ancora deve sciogliere l'intreccio con il passato.

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