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| Arcigay. Bene il "si'" del Pentagono alla visibilita' omosessuale |
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| Anche in Italia, pur non essendoci una legge che vieta ai militari di essere visibili, la visibilità gay e lesbica nelle caserme e nelle forze dell’ordine è vissuta con estrema difficoltà e paura |
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| Giovedì 21 Ottobre 2010 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Primo piano |
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Apprendiamo con soddisfazione che le forze armate americane apriranno definitivamente le porte ad omosessuali e lesbiche visibili.
Anche in Italia, pur non essendoci una legge che vieta ai militari di essere visibili, la visibilità gay e lesbica nelle caserme e nelle forze dell’ordine è vissuta con estrema difficoltà e paura.
Da questo punto di vista sono stati fatti importanti passi per un mutamento di prospettiva come la nascita dell'OSCAD, primo osservatorio sulla discriminazione voluto ed istituito dal capo della polizia Giorgio Manganelli, nato da un rapporto di Collaborazione fra Polizia di Stato, Arcigay e GayLib ed ora allargato alle altre associazioni LGBT italiane. OSCAD offrirà infatti corsi di sensibilizzazione rivolti alle forze dell’ordine proprio sui temi legati alla promozione, alla tutela della comunità lesbica, gay e trans e all'abbattimento di ogni discriminazione fondata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, con importanti ricadute sulla visibilità e sulla cultura complessiva del nostro paese.
Le notizie che arrivano da Oltreoceano testimoniano il clima profondamente mutato che si vive in Occidente nei confronti delle richieste di piena parità e cittadinanza per le persone gay, lesbiche e transessuali.
Sarebbe ora che anche in Italia si incominci a dire qualche “sì” alle richieste della comunità omosessuale, lesbica e trans. Per ora vantiamo il triste primato dei “no”: no al matrimonio fra persone dello stesso sesso, no alla tutela giuridica delle famiglie omosessuali, no all’adozione, no all’estensione della Legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia, no alla fecondazione medicalmente assistita, no all’informazione sessuale nelle scuole, no alla distribuzione massiccia di preservativi contro le malattie a trasmissione sessuale, no a percorsi di inserimento lavorativo per le persone trans, no alla tutela dei figli delle coppie omogenitoriali.
E questi sono solo alcuni tra i “no” che ci allontanano dall'Europa e ci fanno sprofondare tra i paesi del terzo mondo negli indici di qualità della vita, nella coesione sociale e nella distanza dalla modernità.
Sarebbe ora di avere coraggio, e provare qualche volta a dire un convinto “sì” al desiderio di uguaglianza e giustizia di migliaia di cittadine e cittadini, uguali per doveri, ma diversi per diritti.
Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay Questo articolo ha ricevuto 159 visite.
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