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| Arianna e Tina, sfida tra le regine dei media |
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| "Quella in corso negli Stati Uniti è la più grande battaglia mediatica tra ego femminili mai vista nella storia" di Maria Laura Rodotà |
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| Sabato 09 Ottobre 2010 |
| di Corriere della Sera |
| in Primo piano |
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Mettiamola così. Quella in corso negli Stati Uniti è la più grande battaglia mediatica tra ego femminili mai vista nella storia. Sarebbe una battaglia importante per altri motivi, riguarda il futuro di tutti i media: la possibilità di integrare giornali di carta come Newsweek, che va male, a cui Tina Brown aspira, e siti di notizie e infotainment come The Daily Beast, che Brown dirige; o la possibilità che abbiano la meglio siti-giornali nonstop con infotainment incorporato e opinioni molto chiare, come il liberal Huffington Post, fondato da Arianna Huffington. Però il pubblico anglosassone si appassiona perché le due che anche i lettori chiamano Arianna e Tina sono in competizione feroce. E sono due donne formidabili. Arianna è partita da Atene per studiare a Cambridge, ha scritto bestseller, ha sposato un milionario californiano conservatore, quando il milionario si è dichiarato gay ha divorziato e si è spostata a sinistra, e ha creato uno dei più grandi successi mondiali dell'informazione online: migliaia di cittadini-reporter, opinionisti famosi, inchieste e pettegolezzi, e una boss-diva che ora promuove Third World America, il suo libro sulla decadenza Usa.
Tina è inglese, laureata a Oxford, ha sposato un ex direttore del Times, ha diretto la rivista Tatler a 25 anni, poi è andata a New York e ha trasformato l'agonizzante Vanity Fair in una Bibbia del giornalismo patinato. E' passata al New Yorker, poi ha fondato Talk che è stata un disastro, ora fa il Daily Beast. Quando era a Vanity Fair, rimandò un racconto del Nobel Isaac Bashevis Singer che non la convinceva con sopra un post-it su cui aveva scritto «rimpolpare Singer». Non sono donne con cui si scherza, insomma.
E la rivalità non è il solito gallinaio montato da maschi voyeur irritati dalle donne di potere. «L'ascesa di Arianna ha devastato Tina», si leggeva ieri sul Guardian. «La ragion d'essere del Daily Beast è raggiungere l'Huffington Post ». Ma al momento, è ben lontano. Neanche Arianna ama Tina: che «quando era potentissima, non l'ha mai filata». Segue ora guerra a distanza, ingaggi di giornalisti-star da ambo le parti, calcoli di mercato. Ci si chiede come sarebbe la strana creatura prodotta dalla fusione di Newsweek, settimanale glorioso che non vende più, e del Daily Beast, sito brillante ma di nicchia. Il suo finanziatore, il miliardario Barry Diller (nota a margine: per sfondare nei media non bisogna frequentare precari) pare disposto a rilevare Newsweek per Tina. In caso, non sarà facile; l'Huffington Post è ormai una corazzata del Web, con ricchi profitti e milioni di utenti-commentatori. E la carta, ormai, viene vista come un peso morto (e comunque viene da tifare per Arianna; outsider greca con un grosso naso e una mamma che credette in lei quando da ragazzina sognava Cambridge, con i suoi risparmi andò con lei in Inghilterra e la sostenne finché non vinse una borsa di studio; anzi, viene da tifare per le mamme così, ovunque siano, certo che poi le figlie sono formidabili). Questo articolo ha ricevuto 196 visite.
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