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| Caro Buttiglione, anche gli ariani erano maggioranza discriminante |
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| Una lettrice di Roma scrive indignata al quotidiano Europa: "La legge sull'Omofobia è stata affondata dal cattolicissimo filosofo del papa Buttiglione. Dio ci salvi dai sepolcri imbiancati" |
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| Giovedì 28 Luglio 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Opinioni |
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Cara Europa, non sono gay, non ho mai partecipato a un Gay pride, mi hanno sempre infastidito certe escandescenze o eccessi delle parate omosessuali; ma ho avuto gay e lesbiche fra i compagni e le compagne di scuola, in ufficio, nel condominio, non mi hanno mai dato fastidio, né io a loro, credo; e non solo perché ciascuno se ne sta pei fatti propri, come si dice; ma perché, quando ci si incontra, si parla su temi di interesse comune, che non invadono il campo delle rispettive sensibilità. Vorrei quindi far pervenire alla onorevole Paola Concia, che aveva presentato una proposta di legge per modificare il codice penale, inserendo fra le circostanze aggravanti di un reato l’aver agito sulla base di un giudizio omofobico o transfobico, la mia solidarietà. La sua legge è stata affondata dalla pregiudiziale di anticostituzionalità del cattolicissimo filosofo del papa Buttiglione. Approvata dalla camera (Pdl, Lega e Udc) nel giorno in cui il papa regnante è costretto a richiamare il suo ambasciatore a Dublino, dove il governo è inferocito contro vescovi e preti cattolici che hanno fatto strame per anni di ragazzi e ragazze. Dio ci salvi dai sepolcri imbiancati. (Rosaria Ungari, Roma)
Cara signora, Buttiglione è quell’amabile filosofo che già nel 2004 perdette a Strasburgo la possibilità di assumere un ministero europeo, perché il suo pregiudizio razzista contro i gay era noto; e paesi come Germania, Francia e altri, che hanno vissuto il nazismo (due giorni fa hanno disseppellito e gettato al vento le ceneri di Hess, ch’erano diventate luogo di pellegrinaggio nazista) non possono permettersi ombre, sia pure “culturali”. Quali quelle che Buttiglione agita con la sua irridente sfrontatezza.
In un’intervista a Repubblica, il professore – che si dice pronto agli insulti: insulti no, neanche a Rosemberg, ma contestazioni sì – definisce l’aggravante prevista nella legge Concia una «discriminazione positiva» a favore di alcuni cittadini, i gay, con l’intento di riparare a passate persecuzioni per presentare in positivo un modo di vita.
L’aggravante, secondo lui, è già riconosciuta nei «motivi futili o abbietti» previsti dal codice penale. Aggiungere un’aggravante specialissima per i gay, anziché per gli juventini (il professore è anche spiritoso) sarebbe una discriminazione fra le vittime di un’aggressione, che è uguale per tutti.
In realtà, quel ch’egli teme, da buon clericale (ma i clericali, come lei dice, sono quei sepolcri imbiancati che predicano bene e razzolano male) è che la Concia voglia «una norma-manifesto per promuovere lo stile di vita gay». Per il prete-filosofo è sufficiente che il governo s’impegni a controllare di più il territorio, a tutela di gay e non gay.
Buttiglione tradisce la Costituzione nel cui nome presenta pregiudiziali d’incostituzionalità. L’articolo 3 afferma la «pari dignità sociale di tutti i cittadini e la loro eguaglianza davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizione sociale o personale».
Se dunque in un reato di violenza c’è un accanimento per motivi omofobici, c’è l’aggravante della «distinzione di sesso». E poi, a favore della legge Concia ci sono motivi educativi, dice il professor Veronesi, alludendo a quelle periferie spesso un po’ nazi a cui certe eguaglianze non vanno bene.
E invece «Basti pensare alla recente legalizzazione dei matrimoni omosessuali negli Stati Uniti», per temere che l’Italia rischi di diventare «un’appendice turistica del mondo civile», esistendo da noi un allarme intolleranza: «La radice è sempre la stessa, la paura del “diverso”. Diverso è l’immigrato, il gay o la lesbica, diverso è chi professa una religione diversa dalla mia». Solo la «cultura del pensiero razionale» può contrastare questa mentalità.
Di questa triste giornata parlamentare, che vede i partiti “laici” della maggioranza prosternarsi alla cultura clericale, si salva il commento del presidente della camera Fini, che, a votazione conclusa, dopo aver bloccato la Concia per motivi regolamentari, ha dichiarato: «Se avessi potuto votare come un semplice deputato, avrei convintamente votato contro le pregiudiziali di costituzionalità». Seguito da Bersani: «Il voto di oggi è una vergogna che spero non passi inosservata». Speriamo. (di Federico Orlando) Questo articolo ha ricevuto 4747 visite.
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