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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Elezioni 2011, Milano: gli isterismi (gay) della Moratti
Elezioni 2011, Milano: gli isterismi (gay) della Moratti
I gay diventano involontariamente protagonisti della tornata elettorale. Ed effettivamente mai come in questi tempi di ballottaggi i ‘culattoni’ milanesi e ‘femminielli’ partenopei sono indispensabili
Domenica 22 Maggio 2011
di Enrico Oliari
in Opinioni

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Milano - ‘Orrore’, dicono i sostenitori della Moratti all’idea di trasformare Milano in un paradiso in salsa gay. Ed effettivamente mai come in questi tempi di ballottaggi i ‘culattoni’ milanesi e ‘femminielli’ partenopei sono diventati indispensabili ai sindaci di tutti, tranne che degli scomodi. Mai votare per questo o per quello…. Rom, islamici, gay… di tutto va bene pur di scongiurare il pericolo di perdere le elezioni.

All’assemblea nazionale di Futuro e Libertà era stato il mortadellofago Nino Strano a lanciare l’idea di fare di Milano la San Francisco d’Italia e come dargli torto, se persino la pubblicità del Campari si è dovuta adeguare agli architetti moderni.

Libero, con un articolo di Franco Bechis, ci va giù duro: Pisapia trasformerà la capitale padana in un interminabile gay pride, ed è per questo che oggi si vuole distinguere il programma elettorale tutto puritano della Moratti, fatto di Casa, Chiesa e Scuola per una città dove gli uomini indosseranno i pantaloni e le donne rigorosamente la gonna. In ballo c’è l’Expò, i potentati economici della città più ricca d’Italia, affari e malaffari e se tutto va bene anche un paio di ministeri. L’importante è non votare Pisapia: porta i gay a Milano, perché fino ad oggi non ci sono mai stati.

Una campagna elettorale incredibile quella dell’ormai isterica Moratti, fatta di accuse al concorrente di furto d’auto, profumo di terrorismo rosso, militanti che danno le botte e centri sociali piromani, pronti a fare di Milano un falò come fece Annibale un paio di millenni fa a Roma. Papà Silvio, più isterico della Moratti, non ci sta e conquista, diciamo così, i telegiornali a reti unificate, senza accorgersi che lo share, fatto di gente stanca ed assuefatta, va giù, va giù e non torna su.

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