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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
C’era una volta… Sanremo
C’era una volta… Sanremo
Da Salvatore a Povia, da Baudo a Bonolis, dal lontano 1996 al 2009, nulla cambia nel circo delle macchiette sanremesi
Martedì 23 Dicembre 2008
di Daniel N. Casagrande
in Opinioni

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C’era una volta, poi non c’è più”. Lo cantava Modugno, e a vedere cosa sia diventato Sanremo c’è da chiedersi se valga la pena parlare ancora di una manifestazione che per farsi pubblicità ormai usa ogni mezzo. Un tempo a Sanremo “mille violini suonati dal vento” facevano entrare nella nostra vita canzoni che erano e facevano epoca sin dal primo ascolto, ora, come un novello Modugno, “vorrei trovare parole nuove”, ma non a Sanremo, perché lì non sono più di casa.

Lo scorso anno ci toccò la lagnosa macchietta proposta dalla Tatangelo, con quel suo amichetto parrucchiere che si sveglia la mattina “con il viso stanco e ancora un po’ di trucco” (!!), che viene tradito e poi si lascia “accarezzare come un gatto”, e che ‘Anna dei miracoli’ consola con un ritornello da pelle d’oca: “Dimmi che male c’è, se ami un altro come te, l’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso, o forse un po’ di più” (aiuto!). Ma siccome “si può dare di più senza essere eroi”, allora ecco che l’anno nuovo ci regala il 'piccione che fa oh' che a 18 anni è 'guarito' dall'omosessualità, con la sua mirabolante “Luca era gay"!

E chi è Luca, quello a cui la Carrà “voleva un bene da morire”, che lo “pensava tutto il giorno intero senza tradirlo nemmeno col pensiero”, ma che un bel giorno dalla sua finestra lo vide “insieme ad un ragazzo biondo” e “da quel giorno non lo ha visto proprio più”?

Per carità, prima di sputar sentenze aspettiamo il testo, ma ci auguriamo vivamente che l’imperfetto del titolo non preveda un indicativo presente di ravveduta eterosessualità, altrimenti questo è davvero l’anno in cui vale la pena mettere piede a Sanremo, ma carichi di tanta rabbia ed una mezza tonnellata di uova marce (Ferrara insegna!).

A Sanremo l’omosessualità è sempre legnosamente lamentosa, ce lo insegnava anche un tale di nome Federico Salvatore che “Sulla porta” di mammà da piccolo “col rossetto e con il suo ventaglio in bagno” si truccava per “assomigliarle un po’". Ma il meglio addavenì, perché “un maledetto pomeriggio dell'adolescenza, studiava insieme ad un ragazzo, e per la timidezza sentiva dentro un misto di piacere e sofferenza, e gli scappò sulla sua gamba una carezza”, e mammà se ne stava “sulla porta, quante volte l’ha fermato sulla porta, con quei falsi crepacuore che sparivano all'arrivo del dottore”.



Cos'è che trema sul tuo visino, è pioggia o pianto?”. È pianto caro Modugno, è pianto!

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