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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Obama vince, i referendum antigay passano, ma stavolta si sfiora il 505 di no
Obama vince, i referendum antigay passano, ma stavolta si sfiora il 505 di no
Sconfitta a ametà per i diritti civili degli omosessuali alle presidenziali Usa
Mercoledì 05 Novembre 2008
di Franco Grillini
in Opinioni

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Nella tornata elettorale dove i referendum hanno dato il via libera a praticamente di tutto (aborto, eutanasia, uso terapeutico della cannabis) c'è la nota stonata del No ai matrimoni gay in California, Arizona e Florida.



In realtà è stata una sconfitta a metà perché ha vinto Obama che è il primo presidente di origine afroamericano degli Usa e nei fatti con lui inizia un'era di lotta al razzismo, ai pregiudizi e al rifiuto della diversità. Lo stesso Obama ha accennato ai gay nel suo discorso nella notte della vittoria.



In secondo luogo è fallito il tentativo cinico e bastardo della destra religiosa americana di usare i referendum antigay come arma contro il candidato democratico negli stati in bilico come Florida, mentre in Arizona, che è lo stato di Macain, il risultato era scontato. Questi referendum prima ancora che contro gli omosessuali vengono usati politicamente contro il candidato progressista. Purtroppo contro Kerry questa strategia ha funzionato. La "belva" Rowe, lo stratega di Dabbliù Bush, convinse in questo modo i clericofascisti delle varie sette del fanatismo religioso americano ad andare alle urne e a votare repubblicano. Allora furono ben 11 i referendum antigay, e guarda caso piazzati negli stati in bilico. Clinton suggerì a Kerry di pronunciarsi brutalmente contro i matrimoni gay (come ha fatto Fassino ieri sera a Porta a Porta), ma Kerry si rifiutò. E per ciò gli sia reso onore.



Terzo, in California i No alla "Proposition 8" hanno sfiorato il 50% (come pure in Florida) con punte altissime tra i votanti under 40, il che vuol dire che è solo questione di tempo e prima o poi il matrimonio gay passerà anche negli Usa.





Per il sì alla "proposition 8" in california si erano mobilitate tutte le organizzazioni clericofasciste americane con finanziamenti da tutti gli States, in particolare la chiesa mormone (che governa come una vera e propria teocrazia lo stato dell'Utah, da dove appena possono gli omosessuali fuggono a gambe levate) aveva raccolto ben 20 milioni di dollari a sostegno dell'emendamento alla Costituzione californiana volto a stabilire che il matrimonio è solo quello tra uomo e donna, così come gli analoghi referendum dell'Arizona e della Florida. Persino le organizzazioni degli immigrati italiani hanno raccolto fondi per la proposition 8.





Sta di fatto che rimane questa sconfitta il che ci dice che il pregiudizio antigay rimane tra tutti i pregiudizi quello più tenace e più duro da sconfiggere.



Ci consola il fatto che Obama abbia citato spesso i diritti degli omosessuali sia nel discorso dell'investitura di Denver, sia nel discorso di ieri notte a Chicago di fronte a decine di migliaia di persone.







Ma non dimentichiamoci che negli Usa, a differenza dell'Italia, persino Bush 2 è favorevole alle unioni Civili che sono in vigore in vari stati. Lo scontro quindi non è sui diritti delle coppie conviventi (riconosciuti persino da alcune sette religiose) ma sul significato della parola matrimonio che negli Usa per moltisismo cittadini assume una particolare valenza religiosa.

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