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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
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Mancuso (Arcigay) su "Liberazione": Cortei dell'11 e del 25 ottobre: non ci avete dato speranza
Insomma, è possibile sentirsi così soli?
Giovedì 30 Ottobre 2008
di Liberazione
in Opinioni

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di Aurelio Mancuso

Sono stato comunista italiano, quando stare dentro il Pci da giovanissimo significava essere dalla parte degli operai, dei deboli, delle persone che avevano costruito uno strumento di grande passione solidale coesiva, pervasiva nei territori, nella cultura, nell'aggregazione sociale. Potevo e posso dire di esser stato comunista nel senso classico, logotipo del dibattito alto e assai impegnativo degli intellettuali che si stanno confrontando? No. No perché ho intrecciato la mia appartenenza ad un partito comunista con la fede, l'impegno solidaristico, con culture pacifiste e non violente lontanissime dal comunismo (ha ragione Cini, Gandhi dove lo collochiamo?). E poi ho incontrato il conflitto del femminismo, dei movimenti di liberazione, fino al movimento omosessuale. Come dirsi quindi solamente comunisti? Personalmente faccio persino fatica a definirmi, e non solo perché siamo in Italia, ma perché persino il socialismo liberale, cui da tempo mi sento più vicino, non risponde alla mia e alle collettive complessità che sono oggi, qui, ora, in campo, nel mondo. La sintesi è, quindi, impossibile e sarebbe tanto bello che Ferrero come Diliberto ne fossero più coscienti. Se una sinistra popolare può rinascere in Italia non è certo partendo da un passato da reinterpretare per il futuro, e mi sia permesso sommessamente da non esperto di rilevare che gli stessi teorici del comunismo non hanno mai pensato ad un orizonte definitivo, ma ad una tappa evolutiva.

Sono andato alla manifestazione del 25 ottobre, dopo che Veltroni ha risposto positivamente al mio appello di non limitarsi ad una condanna al razzismo estendola all'omofobia. Il mio è stato un gesto di cortesia che mi ha permesso di "vedere" per la prima volta il popolo del Pd, di saggiarne gli umori, gli atteggiamenti, la forza coesiva. Ebbene, come provai una grand'emozione il 20 ottobre dell'anno scorso, anche la manifestazione del Pd mi ha trasmesso forti sensazioni. Ho incontrato molti compagni con cui ho condiviso diverse battaglie di un tempo, tanti gli abbracci, baci, discussioni sul perché sono andato via dai Ds e mai entrato nel Pd. Un popolo commovente, forte di anni d'impegno e di saggezza. Detto questo l'intervento di Veltroni, così come la manifestazione in sé, mi ha procurato un'infinita sensazione di neutralità valoriale. Certo i contorni di una ripresa d'iniziativa ci sono tutti, che il Pd sia l'altra faccia dell'Italia è chiaro, ma cosa proponga dal punto di vista dei diritti di libertà, civili, di valori profondi di condivisione personale e collettiva non è dato saperlo.

La crisi economica, il dramma della precarietà, della scuola sotto attacco, dei migranti trattati come nuovi schiavi, delle mafie, erano tutti temi presenti, e probabilmente quindi sufficienti ai più degli intervenuti a quest'enorme manifestazione.

Ma la violenza sociale, le sue radici profonde, la violenza degli uomini sulle donne che si amplia in una società dove solitudine e assenza di sponde valoriali sono sempre più diffuse, i diritti dei cittadini e delle cittadine lgbt non hanno trovato parole, gesti, striscioni, slogan. Così come l'11 di ottobre sono stati offuscati dal ritorno della primazia dei diritti sociali su tutto.

Insomma, è possibile sentirsi così soli? Sì ed è una condizione comune a tanti che si definivano comunisti, socialisti, verdi, pacifisti, ecc ecc.

Questa indistinzione nel Pd e la spinta comunista nell'area radicale, lascia interdetti, distanti e sempre più disperati. La devastazione della sconfitta elettorale non aiuta, ma qualcosa avrebbe dovuto insegnare. Invece siamo al dibattito nominalistico. Ha ragione Zoro, quando dice che se oggi a qualcuno venisse in mente di organizzare una manifestazione delle sinistre italiane contro i propri dirigenti sarebbe un grande successo. Li e le conoscerò solo io, ma non trovo un* aderente al Pd, a Rifondazione comunista, a tutti gli altri partiti della sinistra che abbia dentro di sé la sensazione che dalla difficoltà stia nascendo un nuovo inizio. Allora, lasciate una volta tanto che qualcuno al di fuori esprima i propri desiderata in libertà: mi piacerebbe un Pd ripulito dal tumore del cattolicesimo integralista e finalmente in vero rapporto ideale e programmatico con i partiti socialisti e democratici del mondo, mi piacerebbe una sinistra plurale radicale unita, capace di superare le identità novecentesche, rendendosi così utile a rappresentare un'area sociale che esiste e che non può essere spinta dai suoi stessi dirigenti al reducismo minoritario d'opposizione resistenziale. Nel mondo dei sogni, poi uno potrebbe anche azzardare di più e, vaneggiare un unico soggetto di tutte le sinistre, ma lasciamo perdere perché se no mi si accusa di lucida follia… Ma siccome voglio strafare non nascondo che si dovrebbe trattare di proposte radicalmente nuove, dove il segno del comando maschile autorefenziale dovrebbe fare un passo indietro, dove diritti sociali e civili siano intrecciati, dove la violenza del dominio delle ritualità comuniste o democratiche fossero spazzate via.

Dimostrando una certa dose di pazienza, risvegliato dai sogni impossibili chiedo sommessamente: dateci almeno una speranza, perché il tempo passa e nuovi appuntamenti elettorali, come quello delle elezioni europee stanno incombendo e sinceramente non si capisce perché bisognerebbe recarsi alle urne.

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