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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Egitto: 1° gennaio 2012, manifestazione pro gay in piazza Tahrir
Egitto: 1° gennaio 2012, manifestazione pro gay in piazza Tahrir
Nell'Egitto post-rivoluzionario, donne e minoranze religiose, non sono certo le sole a subire le minacce degli islamisti. Accade lo stesso (o peggio) anche alla comunità LGBT
Lunedì 21 Novembre 2011
di La Stampa
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Nell'Egitto post-rivoluzionario, donne e minoranze religiose, non sono certo le sole a subire le minacce degli islamisti. Accade lo stesso (o peggio) anche alla comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Motivo per cui nei giorni scorsi è stata creata una pagina Facebook per la promozione dei diritti degli omosessuali e per lanciare l'appello a una manifestazione per il 1 gennaio 2012 in Piazza Tahrir.

Circa duemila le adesioni raggiunte finora da tale pagina: in parte, però, non per dare sostegno, quanto piuttosto per aggiungere commenti omofobici, minacce di morte, e per citare versetti del Corano da cui deriverebbe che l'Islam proibisce l'omosessualità e la considera un peccato capitale. Sotto l'immagine caricata dall'amministratore della pagina, si legge una nota per spiegare il motivo della stessa e per argomentare le ragioni del diritto dei gay a una vita normale: “Abbiamo il diritto di vivere apertamente nella società e di eliminare l'oppressione verso gli omosessuali, perché una società che non accetta l'altro è una società malata.”

Per illustrare i motivi che hanno portato a proclamare la protesta in Piazza Tahrir a inizio anno, c'è un post in cui si legge: “Siamo un gruppo di giovani gay egiziani. Eravamo in Piazza Tahrir e abbiamo preso parte alla rivoluzione. Riteniamo che ognuno di noi abbia il diritto di essere rispettato nella vita pubblica. Facciamo parte della rivoluzione egiziana e non permetteremo a nessuno di mettere in discussione la nostra lealtà.”

In un recente aggiornamento, l'amministratore della pagina ha caricato il messaggio ricevuto da un gay locale, che aveva timore di postarlo in prima persona dopo aver visto gli insulti e le minacce che riempivano la bacheca: “Dov' è il male se due persone dello stesso sesso da qualche parte in questo mondo si abbracciano? Che male vi ho fatto? Vi ho forse rubato qualcosa? Ho mangiato il vostro cibo? Cosa ho fatto? Sono un essere umano che ha dei sentimenti, ama, odia, si arrabbia, perdona e si sente felice!”

Non manca uno specifico avviso ai media per spiegare le ragioni dietro alla scelta di rifiutare le interviste: “Chiediamo scusa ai giornalisti se non rispondiamo loro. Pensiamo che se i media parlassero di noi, ci sarebbe solamente una gran confusione che porterebbe al fallimento della Giornata Nazionale Gay che stiamo organizzando. Inoltre farebbe in modo che alcuni personaggi e intellettuali cambino idea sulla loro partecipazione, dopo averci dato conferma. Riteniamo sia meglio che l'evento venga ripreso quando accadrà e invitiamo tutti i media a essere presenti in piazza.”

Un ulteriore aggiornamento risponde alle minacce apparse in bacheca: “A tutti quelli che sono sconvolti da quanti di noi esistono in Egitto: per lungo tempo abbiamo vissuto con voi, ma ci avete costretto a nasconderci. Basta con i vostri tentativi terroristici; non vi permettiamo di mettere in discussione il nostro patriottismo.”

Oltre a Facebook, le segnalazioni arrivano anche via Twitter. Ahmad Abdelhady (@Hadeezz) si esprime così: “In generale, appoggio i diritti degli omosessuali al matrimonio e di essere trattati equamente, ma avere una giornata nazionale nella piazze è una violazione alla libertà altrui. Punto, è tutto ciò che ho da dire.”

L'attivista Mostafa Hussein (@moftasa) condanna le minacce di morte contro i gay, con una punta di sarcasmo: “Cos'è questa storia di uccidere gli omosessuali? Dobbiamo versare altro sangue? Quando uccidi un omosessuale e gli impedisci di ucciderti, come dovremmo definirti? Un ‘martire anale’?”

Un ingegnere, Hussain Imam (@kemam) diffonde vari 'tweet' sulla giornata LGBT e in uno di questi suggerisce: “Dovremmo aprire un gruppo contro questi omosessuali del 1. gennaio.!

Un altro utente di Twitter (@MiSrBtfHam) fa appello ai propri contatti per segnalare e far chiudere la pagina Facebook sulla 'Giornata Omosessuale Egiziana': “Vi chiedo di segnalare questa pagina. Libertà non significa che siano gli omosessuali a guidare la rivoluzione. Chi li difende dovrebbe essere bruciato.” (Tradotto da Rachele Cinarelli)

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