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| La Spagna pronta alla svolta a destra e sul voto l'incognita 'indignados' |
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| Il Paese domani alle urne per le legislative. Tutti i sondaggi prevedono una vittoria schiacciante del leader del partito popolare, Mariano Rajoy contro il candidato socialista |
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| Sabato 19 Novembre 2011 |
| di la Repubblica |
| in Mondo |
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Madrid - La Spagna si prepara a chiudere l'era Zapatero con una svolta a destra. Domani il Paese va alle urne e tutti i sondaggi accreditano il leader del partito popolare, Mariano Rajoy, di una vittoria schiacciante nei confronti del socialista Alfredo Perez Rubalcaba. Resta da capire quanto peserà l'appello degli indignados che sono tornati in piazza a Madrid, alla Puerta del Sol, lanciando un appello a disertare le urne, a votare scheda bianca o a favore dei partiti minori o nuovi.
I "ribelli" spagnoli hanno convocato una "vigilia di riflessione" sulla piazza nella quale si erano accampati per oltre un mese fra maggio e giugno. Ieri notte alcune centinaia di persone per iniziativa del movimento Democracia Real Ya (Vera Democrazia Subito) hanno inscenato un "grido muto" collettivo: "La chiamano democrazia ma non lo è", lo slogan dei manifestanti. Oggi concentrazioni parallele sono previste in diverse città del Paese, fra cui Barcellona, Malaga, Santander, Oviedo, Valladolid, Almeria, Guadalajara, Badajoz. All'interno del movimento, c'è stato un tentativo di arrivare a una posizione unica con l'obiettivo fondamentale di colpire il sostanziale bipartitismo, cristallizzato attorno a Partito popolare e Psoe.
Per settimane, i vari gruppi di lavoro del movimento 15M hanno fatto riunioni per spiegare ai cittadini la differenza tra astensione, voto nullo e voto in bianco. Mentre i due primi tipi di votazione non vengono conteggiati, il voto in bianco è considerato
un voto utile perché se ne tiene conto al momento della ripartizione dei seggi; per questo viene sconsigliato visto che rende più difficile che i partiti più piccoli accedano a uno scranno. Di qui la proposta di annullare la scheda, magari scrivendo il numero dei disoccupati nel Paese o infilandovi una fetta di prosciutto (anche se in questo caso c'è il rischio che la scheda venga considerata in bianco).
Oltre a quella di votare per un partito minore, un'altra opzione data a cittadini e simpatizzanti del movimento contempla un attacco diretto al sistema: al momento del voto, i cittadini dovranno presentare reclami "relativi ai meccanismi di voto e di scrutinio", chiedendo che il reclamo venga portato alla Giunta elettorale centrale e che sia pubblicate interamente sul web.
Quello che è chiaro è che, dopo due mandati al governo, il Psoe pagherà la crisi finanziaria che ha colpito la Spagna in particolare nel settore delle costruzioni che era stato protagonista del boom economico dello scorso decennio. La disoccupazione è salita oggi a oltre il 21,5%, che è il tasso più alto dei paesi industrializzati di tutto il mondo.
Gli ultimi sondaggi prevedono dunque per il Partito Popolare la maggioranza assoluta in parlamento, dando mano libera a Rajoy per le riforme del mercato del lavoro, del sistema fiscale e del settore finanziario. I socialisti avevano fin qui cercato di tamponare i problemi tagliando i salari dei dipendenti pubblici del 5%, congelando le pensioni e aumentando l'età pensionabile, provvedimenti che hanno causato dure proteste in piazza, spesso cavalcate proprio dai conservatori.
Neanche la virtuale sconfitta del terrorismo basco dell'Eta 1è valsa a riequilibrare la bilancia a favore di Rubalcaba. Comunque vada, le elezioni di questo 21 novembre segneranno l'addio alla politica di Josè Luis Rodriguez Zapatero, al termine di sette anni e mezzo passati alla guida del paese.
Di sicuro quella che si profila per la Spagna è una cura economica pesantissima. "Dovremo tagliare ovunque eccetto le pensioni - ha detto Rajoy in un'intervista al El Pais - , la Spagna deve dimostrare di saper prendere seriamente il problema del decifit pubblico". Annunci, ma niente dettagli. E anche il programma elettorale del partido popular è rimasto sul vago per timore di perdere consensi.
Per il resto, Rajoy dovrà vedersela con i nazionalisti baschi e catalani e con l'eredità delle riforme sociali promosse da Zapatero: divorzio "veloce", aborto, matrimoni gay, tutte questioni in cui la tentazione di fare marcia indietro sarà forte.
Gli aventi diritto al voto sono 36 milioni: in lizza 350 deputati e 208 senatori, con una legge elettorale piuttosto complicata - e che di norma agisce a favore dei partiti maggiori - che rende difficile tradurre immediatamente il numero dei voti in seggi. Le urne apriranno alle 9 del mattino per chiudersi alle 20. (di Mariano Rajoy) Questo articolo ha ricevuto 1621 visite.
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