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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Ecuador: il paese dove si stuprano gli omosessuali per 'curarli'
Ecuador: il paese dove si stuprano gli omosessuali per 'curarli'
Succede in Ecuador. Le famiglie spediscono i propri congiunti “malati” in appositi centri che provano a “guarire” violentando i pazienti
Martedì 15 Novembre 2011
di Giornalettismo
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In Ecuador ci sono 207 cliniche nelle quali gay e lesbiche vengono “curati” per la loro omosessualità. La “cura” prevede un riabilitazione, definita “intensa”, specie per le donne: violentate, stuprate picchiate e torturate. Sono malate. E vanno curate. Così. Nonostante il governo del paese sudamericano abbia chiuso 27 “cliniche” la scorsa estate, questo non ferma le altre, che continuano con le loro opere di “riabilitazione”. Il tutto stride con la società ecuadoriana, che supporta i diritti di gay e lesbiche e ha un registro per le unioni civili per le coppie dello stesso sesso e con la legge, che condanna con forza la violenza nei confronti delle donne.

Queste cliniche ufficialmente sono dei centri di riabilitazione per la droga. Tutti però sanno quali sono le loro attività alternative, e spesso le famiglie più retrograde si affidano a questi istituti per “curare” i propri congiunti “malati”, ignorando però le violenze e gli abusi. Quando vengono poi a conoscenza di quanto succede, diventa difficile per loro riavere il proprio caro indietro. Paola Ziritti, ragazza 24 anni, è stata portata in una di queste cliniche dalla famiglia. Quando la madre ha capito cosa stesse succedendo alla figlia, ha impiegato un anno per tirarla fuori da lì: “Sono rimasta chiusa lì dentro per due anni, e ho passato 3 mesi incatenata con manette mentre le guardie mi tiravano addosso acqua e urine. Ma sopratutto perché quel posto è ancora aperto?” Il Governo sa e si sta impegnando per combattere questa piaga. Ma sembra che ancora ci sia molto, troppo da fare.

“Il Governo Ecuadoriano deve smetterla di far finta di non vedere l’orribile realtà di questi centri di tortura”. A dirlo Karen Barba, avvocato di Fundación Causana, un’organizzazione Ecuadoriana sui diritti delle donne. “Con le 207 cliniche ancora in attività nel paese, vuol dire che ci sono migliaia di donne e uomini torturati e stuprati, anche in questo momento. Non si può fare finta di niente. Non ci fermeremo finché queste cliniche non saranno chiuse tutte”.

Nonostante la campagna contro queste cliniche sia partita solo una settimana fa, sono già tanti nel mondo a seguire questa storia, invitando anche il ministro David Chirboga a fare luce su queste cliniche. Dall’Ecuador arrivano un sacco di voci di sostenitori di questa campagna, e molti sintetizzano la situazione in questa maniera: ”C’è poco da fare. Da un lato il Presidente Correa si dimostra aperto e moderno. Allo stesso tempo il Governo sta facendo di tutto per stabilire uguali diritti per tutti e si sta impegnando a chiudere queste cliniche, visto le 30 di quest’estate. Il problema vero è rappresentato dalla scuola. Secondo loro l’omosessualità è una malattia, e gli insegnanti raccomandano ai genitori di mandare i figli in questi posti per risolvere il problema”.

L’iniziativa del Governo è necessaria, anche perché la chiusura di questi centri può dare un messaggio chiaro a quella società, sopratutto nel campo dell’istruzione, che parla dell’omosessualità maschile e femminile come una malattia da curare con stupri e vessazioni di ogni genere. Il Paese con le sue leggi si sta muovendo in una direzione che prevede diritti per tutti. Forse più che alle leggi dovrebbe pensare a provare a sistemare le convinzioni dei propri insegnanti, che educheranno generazioni intere di persone che saranno convinti della “soluzione” per risolvere la “piaga” dell’omosessualità. Come dire. Bellissime intenzioni, ma ora bisogna lavorare seriamente per sistemare le cose. (di Maghdi Abo Abia)

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