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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Gli austriaci dicono 'no' alla Serbia nell’Ue. Altolà anche a Bosnia e Kosovo
Gli austriaci dicono 'no' alla Serbia nell’Ue. Altolà anche a Bosnia e Kosovo
La Serbia tra ottimismo e realismo sul suo futuro europeo; l’insoluto nodo del Kosovo e le critiche europee sulla pessima gestione dell’affare Gay Pride
Mercoledì 05 Ottobre 2011
di Il Piccolo di Trieste
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Belgrado - La Serbia tra ottimismo e realismo sul suo futuro europeo. Da una parte, l’insoluto nodo del Kosovo e le critiche europee sulla pessima gestione dell’affare Gay Pride. Dall’altra, malgrado l’apparente isolamento internazionale in cui è precipitato il Paese, la fiducia di chi ancora crede in Belgrado nell’Ue. È quella del vicepremier e ministro serbo per l’Integrazione europea, Bozidar Djelic. «Sono convinto che la Commissione europea concederà alla Serbia lo status di Paese candidato», ha affermato con sicurezza Djelic a una settimana dalla decisione sulla candidatura, che sarà resa pubblica il 12 ottobre.

Ma sarà una vittoria di Pirro, ha ammesso il vicepremier, chiarendo che Bruxelles, a causa della tensione in Kosovo, difficilmente fisserà la data per l’inizio dei negoziati tra Serbia e Ue. E la doccia fredda potrebbe far lievitare il numero degli euroscettici, ha ammonito Djelic: «A causa del Kosovo», delle mosse unilaterali di Pristina sostenute da Ue e Usa, il favore dei serbi verso l’Ue «è sceso al 46%, il dato più basso dal 2000. «Anch’io sono ottimista sulla candidatura, perché il governo ha fatto molto quest’anno, progressi indubitabili nelle riforme rispetto agli anni passati.

Sarebbe ingiusto se la Serbia non ottenesse lo status di candidatura incondizionata a ottobre. Ma sono meno fiducioso sulla data», spiega Ivan Knezevic, vicesegretario generale del Movimento Europeo in Serbia. «Senza la data, non ci saranno ulteriori sviluppi verso l’integrazione Ue, le successive indispensabili riforme saranno rallentate e in quel caso la Serbia probabilmente riceverà meno risorse Ue di preadesione nei negoziati per i fondi 2014-2020», aggiunge. Anche se la Commissione propenderà per il sì alla Serbia, rimane però l’ostacolo del voto unanime dei 27 Paesi membri, necessario a ratificare la decisione.

Berlino, Parigi e Londra sono per la linea dura verso Belgrado, fino a quando la Serbia non abbandonerà le velleità di controllo sul nord del Kosovo a maggioranza serba. Ma anche l’opinione pubblica in Austria, Paese attento ai vicini Balcani e perciò cartina al tornasole della posizione Ue verso l’area, è contraria all’ingresso della regione nell’Ue. Lo segnala un sondaggio pubblicato ieri dalla Società Austriaca per la Politica Europea (Oegfe). «Sì alla Croazia e all’Islanda, ma un allargamento ad altri Paesi al momento non è ben accetto», si legge nell'analisi.

Alcuni dati: gli austriaci approvano l’entrata di Croazia (54%) e Islanda (45%) nell’Ue. Dopo Zagabria, porte però sbarrate ad altri membri. Il 47% dice no alla Bosnia, stesse percentuali anche per la Macedonia, ancora peggio il Kosovo (56%). E brutte notizie anche per i serbi: il 51% in Austria non li immagina come partner europei. Numeri che, sfortunatamente per la Serbia, saranno tenuti in considerazione da Vienna al momento di esprimersi sul futuro europeo di Belgrado. (di Stefano Giantin)

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