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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Serbia, Gay Pride: per gli organizzatori si tratta di 'un giorno triste per il paese'
Serbia, Gay Pride: per gli organizzatori si tratta di 'un giorno triste per il paese'
Gli attivisti sono scesi in strada mettendo in atto un'azione dimostrativa durata pochi minuti, sotto gli occhi vigili di decine di poliziotti, versando sull'asfalto vernice coi colori dell'arcobaleno
Domenica 02 Ottobre 2011
di Ansa
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Belgrado - All'indomani del divieto del Gay Pride a Belgrado imposto dalle autorita' per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, gli organizzatori hanno parlato oggi di ''giorno triste per la Serbia'' e di un ''enorme passo indietro'' del paese in fatto di rispetto dei diritti umani. ''E' un giorno triste, molto triste per Belgrado e per la Serbia'', ha detto in una conferenza stampa Jovanka Todorovic, del comitato organizzatore del Gay Pride annullato. E il divieto imposto agli omosessuali di manifestare - ha aggiunto - rappresenta ''non uno ma cento passi indietro per la difesa dei diritti umani'' in Serbia.

Goran Miletic, uno dei leader dell'organizzazione, ha ribadito le pesanti accuse alle autorita' che - ha detto - per mesi si erano mostrate favorevoli e disposte ad appoggiare il Gay Pride, ma che alla fine hanno ceduto, con una autentica ''capitolazione dinanzi agli hooligans''. ''Si tratta di una sconfitta per tutti i cittadini della Serbia, oggi e' toccato agli omosessuali, domani chissa' a quale altra minoranza'', ha detto. Miletic ha espresso stupore in particolare per la posizione del presidente serbo Boris Tadic, schierato a suo avviso sempre in difesa dei diritti delle minoranze, ma che poi ha finito anch'egli per appoggiare il divieto. ''In realta' la nostra dirigenza politica non e' interessata ai diritti umani'', ha affermato Boban Stojanovic, un altro degli organizzatori presente all'incontro con la stampa.

Al termine del briefing - nel quale e' stata avanzata l'ipotesi di citare lo stato davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo - gli attivisti del Gay Pride, alcune decine, sono scesi in strada mettendo in atto un'azione dimostrativa durata pochi minuti, sotto gli occhi vigili di decine di poliziotti. Hanno infatti bloccato brevemente la circolazione su una arteria molto trafficata del centro di Belgrado, nella zona di Terazije, dove hanno srotolato un grande striscione con la scritta 'Ljubav. Normalno' (L'amore. Normale), versando sull'asfalto vernice con i colori dell'arcobaleno, simbolo mondiale della comunita' Gay. Gli attivisti hanno scandito brevemente alcuni slogan di protesta, compreso 'L'amore e' un diritto umano'. La polizia si e' limitata a tenere a bada il gruppo di Gay e lesbiche, e non si e' registrato alcun incidente.

Ieri le autorita', nel timore di gravi disordini per le minacce dei gruppi ultranazionalisti omofobi, avevano vietato il Gay pride previsto a Belgardo per domani. Il divieto riguarda anche tutte le contromanifestazioni anti-Gay annunciate per il fine settimana da formazioni di estrema destra. Amnesty International ha parlato di 'giorno tetro per i diritti umani', mentre non pochi temono ripercussioni negativi sull'immagine internazionale della Serbia, che attende nei prossimi giorni il via libera della Ue alla concessione dello status di paese candidato. Per il presidente del parlamento Slavica Djukic-Dejanovic tuttavia, il divieto del Gay Pride non avra' alcuna influenza sulla decisione di Bruxelles. (di Franco Quintano)

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