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| Belgrado, il gay pride a rischio violenze. Il raduo previsto a settembre |
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| Dopo i violenti attacchi di hooligan ed estrema destra contro il Gay Pride dell’ottobre 2010, Belgrado attende con ansia il prossimo raduno dell’orgoglio gay previsto a settembre |
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| Sabato 20 Agosto 2011 |
| di Il Piccolo di Trieste |
| in Mondo |
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Belgrado - Dopo i violenti attacchi di hooligan ed estrema destra contro il Gay Pride dell’ottobre 2010, Belgrado attende con ansia il prossimo raduno dell’orgoglio omosessuale in terra serba, previsto a settembre. Ma tutto fa pensare che la manifestazione quest’anno non si terrà. È bastato solo annunciare la possibilità di un nuovo appuntamento Lgbt a Belgrado per scatenare il fuoco di fila del fronte “anti-gay”. A infiammare gli animi, una dichiarazione paradigmatica: «Io e il mio partito siamo contro ogni riunione di omosessuali, perché vogliono presentare come normale ciò che in realtà è una malattia».
L’affermazione non è venuta dagli ultranazionalisti di Obraz, quelli che avevano tappezzato la città di minacciose scritte «vi aspettiamo» prima del Gay Pride 2010. Il fine pensatore è invece Dragan Markovic “Palma”, affarista, magnate televisivo, sindaco della cittadina di Jagodina e leader di un partito minore, ma cruciale per la tenuta della maggioranza pro-Europa ora al governo. Per Markovic, «l’omosessualità è stata eliminata dall’elenco delle malattie dell’Oms solo in virtù della pressione di potenti lobby. Noi ci battiamo per far crescere il basso tasso di natalità e per aiutare le famiglie.
Mai sosterremo la “parata della vergogna”», che andrebbe proibita. E il discusso primo cittadino si è assicurato l’appoggio indiretto della polizia. Il sindacato degli agenti ha affidato al suo portavoce, Veljko Mijajlovic, una dichiarazione-scandalo: «Il meeting mette a rischio la sicurezza dei cittadini della capitale e dovrebbe essere vietato. Non penso che i diritti dei gay in Serbia siano a rischio e non c’è motivo per difenderli sulle strade». «La polizia ha l’obbligo di garantire la sicurezza di una pubblica assemblea», ha rettificato il ministro degli Interni, Dacic. Ma ieri è arrivato il colpo finale.
Il sindaco di Belgrado, il dinamico Dragan Djilas, ha illustrato alla tv pubblica Rts la sua visione del problema: «Questo è un Paese che combatte per i posti di lavoro, per i diritti della nostra minoranza in Kosovo. È un Paese dove alcuni lavorano per aziende straniere a 170 euro al mese. E da giorni ascoltiamo solo storie sulla Gay Parade». E infine ha aggiunto: «Non patrocinerò mai un evento che mette a rischio la sicurezza dei belgradesi». Nei prossimi giorni si saprà chi l’avrà vinta, se il fronte “sicurezza” o la minuscola ma combattiva comunità Lgbt serba. Questo articolo ha ricevuto 4190 visite.
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