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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Elezioni Presidenziali 2012: omosessuale e deputato, negli Usa cade il tabù
Elezioni Presidenziali 2012: omosessuale e deputato, negli Usa cade il tabù
I candidati gay si annunciano come la maggior novità della campagna elettorale del 2012, trasformando in archeologia quanto capitò a Condoleezza Rice appena 4 anni fa
Venerdì 22 Luglio 2011
di La Stampa
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Alla fine del 2007 l’allora Segretario di Stato attraversava un momento di popolarità tale da far ipotizzare che l’anno seguente avrebbe potuto correre alle presidenziali con i repubblicani, ma il tabloid «National Enquirer» scrisse che era gay e il «columnist» Chris Cillizza sul «Washington Post» riprese un lettore secondo cui «molti gay pensano sia lesbica» traendo la conclusione che non si sarebbe candidata per l’impossibilità di vantare una famiglia tradizionale, requisito essenziale per la Casa Bianca.

Oggi la situazione sembra essere assai differente visto che i gay in politica riscuotono favori in crescita. La svolta è arrivata nel 2010 perché alle elezioni di Midterm sono risultati eletti ad ogni tipo di cariche pubbliche, secondo uno studio del «Gay & Lesbian Vitory Fund», 107 candidati dichiaratamente omosessuali con un balzo in avanti di oltre il 30 per cento rispetto al 2008.

A dimostrazione che si tratta di un fenomeno nazionale, non limitato alle roccaforti liberal, c’è il fatto che sono solo quattro gli Stati dove non vi sono cariche pubbliche ricoperte da gay dichiarati: Alaska, Mississippi, South Dakota e West Virginia. I sondaggi Gallup descrivono un cambiamento di orientamento del pubblico perché se liberal, democratici e under-30 sono da sempre i più favorevoli ai gay, dal 2007 ad oggi i repubblicani pronti a votare per un presidente omosessuale sono passati dal 39 per cento al 54, i frequentatori di Chiese dal 40 al 52, i conservatori dal 38 al 49 e più in generale fra tutti gli americani il 67 per cento non avrebbe difficoltà a votare «un qualificato candidato gay alla Casa Bianca».

È tale clima che spiega l’attesa per una campagna elettorale del 2012 che può portare alla definitiva caduta del tabù sui candidati omosessuali. Krysten Sinema, senatore in Arizona, correrà per un seggio della Camera definendosi «bisex». Tammy Baldwin, deputata gay del Wisconsin dal 1998 punta a diventare senatore. Jared Polis, deputato del Colorado, è sicuro della riconferma e come lui dozzine di altri democratici impegnati nella preparazione delle primarie. Anche fra i repubblicani qualcosa si muove, come prova il caso di Bonnie Dumanis, lesbica e giudice in California che punta alla carica di sindaco di San Diego. Se nel 1987 Barney Frank diventando deputato del Massachusetts fu il primo gay dichiarato a sedersi al Congresso, le attese per il 2012 fanno prevedere che sarà la prima campagna che vedrà i candidati omosessuali protagonisti in quanto tali. «Se i pregiudizi cadono - spiega a UsaToday la sondaggista democratica Celinda Lake - è perché le preoccupazioni per l’economia sono tali che nessuno ha tempo per avere altre priorità nella scelta del voto».

Ecco spiegata la popolarità riscossa dal governatore di New York, Andrew Cuomo, con la firma della legalizzazione delle nozze gay così come le difficoltà incontrate dalla candidata del Gop, Michele Bachmann, nel difendere il paragone tra omosessualità e schiavitù. Non è dunque un caso che Mitt Romney, favorito nella corsa alla nomination repubblicana, abbia rifiutato di firmare il manifesto dei conservatori dell’Iowa contro le nozze gay. Così Rudy Giuliani annusa l’aria e dà un consiglio ai repubblicani: «Se volete riconquistare la Casa Bianca puntate sull’economia e lasciate perdere i gay». (di Maurizio Molinari)

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