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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Festa a Manhattan per il Gay Pride con il matrimonio legale
Festa a Manhattan per il Gay Pride con il matrimonio legale
Trecentomila persone secondo le stime della CBS sotto un gran sole, sponsor ufficiali da Google in giù, politici e aziende nella parata: ormai il Gay Pride di New York è un’istituzione
Lunedì 27 Giugno 2011
di La redazione di Gaynews
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Nw York - Trecentomila persone secondo le stime della CBS sotto un gran sole, sponsor ufficiali da Google in giù, politici e aziende nella parata: ormai il Gay Pride di New York è un’istituzione, passata dal clima semi-sovversivo dei primi anni alla più totale normalità. Eppure quello di oggi, quarantadue anni dopo la rivolta al bar di Stonewall nel Village che diede il via al movimento per i diritti gay, non è un Pride come gli altri. E’ il primo con il matrimonio gay legalizzato. Solo trentasei ore prima il Senato dello stato di New York ha votato in favore delle unioni dello stesso sesso, dopo mesi di pressione del governatore democratico Andrew Cuomo. Un voto segnato dalle conversioni all’ultimo secondo di quattro repubblicani, che hanno rotto la disciplina di partito facendo passare la misura 33 a 29. Insomma è il primo Gay Pride di una nuova era. New York è il sesto stato dell’unione a dire sì, ma gli altri cinque erano Iowa, Massachusetts, Connecticut, New Hampshire e Vermont più il distretto di Columbia: con tutto il rispetto, non dei pesi massimi almeno in termini di popolazione.

L’eroe della giornata è proprio lui, il governatore insediato da pochi mesi, salutato da un’ovazione dietro allo striscione che apre la parata. Accanto a lui agitano la bandiera arcobaleno il sindaco Mike Bloomberg e la presidente del consiglio comunale Christine Quinn, prima gay dichiarata a ricoprire la carica. Lo spirito ecumenico della giornata di festa si estende al senatore repubblicano che venerdì sera aveva annunciato che il suo sarebbe stato il trentaduesimo sì, dando alla legge la maggioranza: “Grazie senatore Grisanti!” dice uno striscione. E prima dell’inizio della parata Cuomo aveva detto che prima o poi arriveranno anche gli altri 44 stati: “New York ha mandato un messaggio forte e chiaro alla nazione. E’ ora dell’uguaglianza matrimoniale in tutto il paese”.

All’angolo tra Fifth Avenue e la Ventiduesima strada, sotto il meraviglioso grattacielo Flatiron, tra newyorkesi di tutte le età, l’atmosfera è di festa grande. Dietro ai politici, ai motociclisti, ai pompieri con il camion drappeggiato arcobaleno, alle drag queen e ai ragazzi che buttano perline alla folla come a New Orleans, ci sono anche ragazze in topless: a New York è legale, non dice niente nessuno. Neppure i poliziotti, che peraltro sfilano numerosi anche loro (in uniforme da parata e con la banda del Dipartimento) sotto la bandiera della Gay Officers Alliance, l’alleanza degli agenti gay. Quasi non ci credono neppure gli attivisti della comunità LGBT. Uno di loro è Danny Carragher, psicologo di Manhattan, venuto a vedere con il compagno e i due figli, una bandiera a stelle e strisce infilata nel passeggino e una bandiera arcobaleno in mano. “E’ fantastico, è stata una gran settimana”, dice, “vengo ai Pride dal 1997 e mi ricordo una volta che andai a una riunione sull’uguaglianza matrimoniale, una cosa che appariva talmente remota che non si chiamava neppure così. E invece adesso è passata, bellissimo che sia stato un Senato a maggioranza repubblicana”. In mano ha un cartello che ha portato alle parate degli anni scorsi, con su scritto a pennarello “Love Will Win”, l’amore vincerà. Per la parata di quest’anno ha corretto il verbo a penna: “Love Won”, l’amore ha vinto. (America24.com)

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