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| Obama apre alle nozze gay: «Sto cambiando idea» |
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| Il presidente che da giovane era favorevole alle unioni omosessuali, da senatore e candidato alla Casa Bianca ha virato verso il no, ma ora dice che la sua posizione in materia «sta evolvendo» |
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| Martedì 21 Giugno 2011 |
| di Corriere della Sera |
| in Mondo |
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New York - Ieri, mentre nel Senato di Albany si trattava febbrilmente alla ricerca dell'ultimo voto necessario per far passare la legge, già approvata dalla Camera, che legalizza i matrimoni gay nello Stato di New York, le tv hanno trasmesso per ore immagini delle coppie omosessuali in attesa trepidante e delle manifestazioni di protesta delle organizzazioni, soprattutto religiose, che si oppongono al provvedimento. Il suo varo farebbe di New York il primo grande Stato a legalizzare questo tipo di unioni (oggi possibili solo in quattro Stati del Nord Est Connecticut, Massachusetts, Vermont e New Hampshire , in Iowa e a Washington D. C.).
Ma l'attenzione ieri, più che sull'evento in sé, si è concentrata su tre personaggi: due protagonisti diretti della battaglia e una terza figura sullo sfondo. Quelli sul palcoscenico sono due cattolici: il governatore italoamericano Andrew Cuomo (figlio di Mario), grande sostenitore della legalizzazione, e l'arcivescovo di New York, Timothy Dolan, che, invece, si oppone con forza a quella che considera la legalizzazione di un comportamento perverso, contro natura. Il «terzo uomo» è Barack Obama, il presidente che da giovane era favorevole alle unioni omosessuali, da senatore e candidato alla Casa Bianca ha virato verso il no, ma che ora dice che la sua posizione in materia «sta evolvendo» .
Si sta spostando, insomma, di nuovo verso il sì, come tanti altri cittadini, molto più aperti che in passato. Obama sarà dopodomani a New York per un gala di finanziamento della sua campagna elettorale organizzato proprio dalla comunità gay di Manhattan (1250 dollari per un posto a tavola) mentre il 29 giugno ospiterà alla Casa Bianca alcuni gruppo del «Gay pride» . Il cambiamento di rotta del presidente non è solo il frutto di calcoli elettorali, ma anche di un'attenta valutazione del cambiamento di umori del Paese: la stessa che sta spingendo Cuomo, che oggi ha 53 anni e potrebbe essere un candidato democratico alla presidenza nel 2016, a proporre una misura controversa che lo pone in rotta di collisione con la sua Chiesa e gli fa correre rischi politici non irrilevanti.
«Rischi calcolati» nota il politologo Larry Sabato, visto che, stando ai sondaggi, nello Stato di New York il 58%dei cittadini è a favore delle unioni gay. Un trend ormai nazionale: i matrimoni tra persone dello stesso sesso, che nel 1996 erano accettati solo dal 27%della popolazione, ora godono di un consenso maggioritario: il 53%di favorevoli con un balzo rispetto all'anno scorso di ben 9 punti. Così Cuomo, che è stato sempre molto aperto sul tema dei diritti degli omosessuali fino al punto di prendersi le critiche dei conservatori per aver partecipato, l'anno scorso, alla Gay Parade di Manhattan con le sue figliolette, ha deciso di andare avanti. Ad appena sei mesi dal suo insediamento, ma con le «spalle coperte» dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, anche lui molto impegnato su questo fronte, Andrew Cuomo ha ottenuto, la settimana scorsa, il voto della Camera e poi ha affrontato lo scoglio più duro: il Senato statale di Albany, dove la maggioranza è repubblicana.
Ma l'evoluzione dei costumi e dell'elettorato ha aperto un varco anche nel fronte conservatore: ieri sera a fautori della legalizzazione mancava un solo voto per arrivare al quorum di 32 sì. Oggi il Senato dovrebbe chiudere per la pausa estiva, ma il governatore ieri sera notte fonda in Italia si diceva deciso a far continuare la seduta a oltranza, fino al voto sui matrimoni e sull'altra spinosa questione all'ordine del giorno: la proroga degli affitti «bloccati» per alcune categorie protette. La chiesa cattolica negli ultimi giorni ha esercitato pressioni pesantissime sul governatore e sul Parlamento locale per bloccare il provvedimento. Dolan alla fine della scorsa settimana ha addirittura scelto come suo rappresentante ad Albany, la capitale dello Stato, il vescovo di Brooklyn, Nicholas DiMarzio, molto criticato negli anni passati per aver detto che, legalizzati i matrimoni gay, prima o poi si sarebbe arrivati ad accettare anche le unioni tra esseri umani e animali.
Ma Cuomo non si è spaventato anche perché, pur essendo cattolico, è abituato ad avere un rapporto «ruvido» con la gerarchia ecclesiastica, già critica con lui in passato per la sua posizione pro-aborto e per il fatto di essere divorziato. L'uomo è molto ambizioso, è convinto che da qui al 2016, quando potrebbe correre per la Casa Bianca, la causa dei gay sarà sempre più popolare. E un certo livello di conflittualità con la Chiesa di Roma può servire a dimostrare la sua autonomia e a rassicurare gli elettori delle altre confessioni. Questo articolo ha ricevuto 2601 visite.
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