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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Il mea culpa dell'autore dei diari di Amina: «L'ho fatto per vanita'»
Il mea culpa dell'autore dei diari di Amina: «L'ho fatto per vanita'»
La Bbc è la prima che si è cosparsa il capo di cenere: come abbiamo fatto ad essere così creduloni? È caos nel mondo dell'informazione per il clamoroso falso di Tom MacMaster
Martedì 14 Giugno 2011
di La Sicilia
in Mondo

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Internet non ne è uscita bene e non ne sono usciti bene i media tradizionali. La Bbc è la prima che si è cosparsa il capo di cenere: come abbiamo fatto ad essere così creduloni? È caos nel mondo dell'informazione per il clamoroso falso di Tom MacMaster, 40enne americano della Georgia e la vera voce dietro Amina Abdallah Araf al Omari, la blogger siriana lesbica, alias «Gay Girl in Damascus».

«L'ho fatto per vanità», ha ammesso MacMaster, studente di master a Edimburgo, in una intervista via Skype da Istanbul dove è in vacanza con la moglie, Britta Froelicher, a sua volta studentessa a St. Andrews e attivista per il Medioriente. Come al tempo di Jayson Blair, il giornalista falsario del New York Times che creò una crisi istituzionale nel più influente e accreditato giornale del mondo; come al tempo di «Un milione di piccoli pezzi», l'autobiografia «romanzata» di James Fry che costrinse il colosso Random House a rimborsare i lettori, la truffa di Amina ha costretto il mondo dell'informazione a un esame di coscienza.

Venuto in luce il falso, la domanda d'obbligo è: perché l'ha fatto? Contattato dal Guardian, il barbuto americano che per mesi ha tenuto una relazione erotica su Facebook con una lesbica canadese per rendere «più a tutto tondo» il personaggio gay di Amina, ha detto che gli «piace scrivere». L'identità sessuale «era una sfida letteraria» ma anche un modo «per puntare i riflettori sulla condizione della donna nell'Islam», ha detto al giornale britannico. Ma a un certo punto l'intera vicenda è uscita di controllo e MacMaster ha tentato di svicolare: «Ho cercato di fare uscire di scena il personaggio. Certo, farla rapire non è stato il modo giusto».

MacMaster è stato smascherato sei giorni dopo il simulato «rapimento» di Amina da parte delle forze di sicurezza siriane. Contattato da media Usa come la Npr, il Washington Post e il sito Electronic Intifada, in un ultimo «post» intitolato «scuse ai lettori», l'americano ha fatto mea culpa: «Ho scritto tutto io. Ma se la voce narrante era una finzione, i fatti sono veri», aveva scritto Tom mandando in fumo quattro mesi di blog che avevano fatto sperare e tremare per l'opposizione democratica in Siria.

Uscito allo scoperto il vero blogger, è cominciata l'autocritica dei media: «Tom ha colmato il bisogno di noi giornalisti di un autentico eroe dei social network della primavera araba», ha detto Robin Lustig, conduttore di The World Tonight secondo cui Tom/Amina è riuscito a gabellare i mezzi di informazione di tutto il mondo «perché scriveva con una voce che sembrava autentica, da una zona al centro di una delle maggiori storie internazionali del nostro tempo».

Nel suo ultimo «post» sul blog di Amina, Tom afferma di non «aver danneggiato nessuno». Ma in una intervista al New York Times l'americano ha ammesso che sta cominciando ad avere sensi di colpa: «Mi spiace che adesso il regime siriano potrà usarmi come esempio di come le notizie sulla repressione siano frottole raccontate dai media occidentali o truffe su Internet».

Una linea che trova d'accordo gli oppositori siriani inferociti con lui: «Noi dobbiamo affrontare tante difficoltà che ti non puoi neanche immaginare», ha detto il direttore di GayMiddleEast Sami Hamwi: «Con quel che hai fatto hai danneggiato molti, ci hai messo tutti in pericolo».

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